L’avanzare dell’intelligenza artificiale sembra inarrestabile. Con tale tecnologia che si diffonde a macchia d’olio, in molti si chiedono quali saranno i risvolti per il futuro. In particolare, quando si parla del settore lavorativo. A tal proposito, un recente rapporto congiunto tra l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e l’Istituto Polacco di Ricerca NASK offre un quadro dettagliato sull’influenza dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) potrebbe influenzare il mercato del lavoro a livello mondiale. Uno dei principali dubbi riguarda la possibilità che l’AI possa sostituire i lavoratori umani nelle mansioni.
Quale sarà il ruolo dell’AI nel mondo del lavoro?
Lo studio sfata la visione catastrofica di una sostituzione totale dei lavoratori. Piuttosto ha suggerito una profonda trasformazione dei compiti svolti nelle diverse professioni. Al centro dell’indagine c’è un innovativo “indice di esposizione professionale”, costruito incrociando quasi 30.000 mansioni con contributi di esperti, valutazioni assistite da modelli di AI e dati microstatistici dell’ILO. Come sottolinea Pawel Gmyrek, ricercatore senior dell’ILO e primo autore dell’analisi, l’obiettivo è superare le astrazioni teoriche. Ciò per realizzare uno strumento fondato sulla realtà quotidiana dei lavori.
Dai risultati emerge che circa un quarto dei posti di lavoro globali risulta potenzialmente soggetto all’influenza della GenAI. Con variazioni marcate tra Paesi a differente reddito. Nei Paesi ad alto reddito, la quota sale al 34%, a testimonianza di una maggiore integrazione di tecnologie digitali e automazione dell’AI. Il rapporto introduce inoltre tre “gradienti di esposizione” che distinguono le occupazioni a rischio di completa automazione da quelle il cui profilo evolverà grazie alla collaborazione tra uomo e macchina.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la dimensione di genere. Le donne sembrano più esposte all’automazione completa dell’AI rispetto agli uomini. In particolare, nei mercati del lavoro ad alto reddito, il 9,6% dei ruoli femminili è classificato ad altissimo rischio. Ciò a fronte del 3,5% per gli uomini. Tale disparità è dovuta soprattutto alla concentrazione femminile in settori nei quali la GenAI può automatizzare numerose attività ripetitive.
Anche se molte professioni possano beneficiare di un incremento di efficienza grazie agli strumenti generativi AI, il report chiarisce che l’automazione completa rimane un’ipotesi limitata. Molte mansioni continueranno a richiedere creatività, giudizio umano e interazione sociale, elementi difficilmente replicabili da un algoritmo.
La ricerca sottolinea la necessità di interventi attivi che accompagnino tale fase di transizione. A tal proposito, è utile incentivare un dialogo che comprenda tutti i principali protagonisti del settore. Governi, datori di lavoro e lavoratori devono collaborare per mitigare i rischi e valorizzare le nuove opportunità.
