Il Tribunale di Torino ha finalmente dichiarato, dopo parecchio tempo, ammissibile la class action per i veicoli Citroen C3 e DS3 dotati di airbag difettosi Takata. La notizia è arrivata dall’associazione Udicon, che ha parlato di una battaglia lunga, difficile, ma necessaria. Troppe le attese, troppi i silenzi fino ad oggi, i consumatori si sono sentiti abbandonati a ragion di logica. Si chiedevano perché, di fronte a un problema tanto grave, i tempi delle riparazioni fossero così incerti. Nessuna risposta concreta, solo promesse su promesse. Secondo l’Avvocato Sorrentino, che segue il caso, era impensabile restare inerti mentre milioni di persone guidavano con un airbag potenzialmente letale installato davanti al volto.
Perché tanto ritardo per la sostituzione degli airbag?
Il centro della class action è il ritardo nella sostituzione degli airbag. I dispositivi Takata, già al centro di scandali internazionali, hanno provocato una serie di richiami in tutto il mondo. Non si parla di semplici difetti, ma di esplosioni impreviste, frammenti metallici che hanno ferito ed addirittura ucciso. Per ogni giorno di attesa, Altroconsumo ha stimato un danno patrimoniale di 17,24 euro. Ogni mese di ritardo equivale a 517,20 euro, calcolati sul costo di noleggio di un’auto sostitutiva. A questi si sommano 1.500 euro per danni morali. Chi avrebbe accettato di guidare sapendo che l’airbag, invece di salvare, poteva diventare un’arma? Eppure molti non avevano scelta: o guidare con un’auto “killer” o restare a piedi.
Il problema non riguarda solo Stellantis. Gli airbag Takata sono stati installati in milioni di auto, prodotte da diverse case. La casa giapponese è fallita, ma i suoi errori vivono ancora sulle strade. A novembre 2024, Stellantis aveva comunicato il traguardo di 302.000 sostituzioni in Europa. A queste si aggiungono altre 113.000 riparazioni programmate. Sembrano numeri importanti, ma quante persone hanno atteso invano, rischiando ogni giorno? La raccolta delle adesioni è iniziata. Udicon invita i proprietari a farsi avanti. Non aderire ora significa rinunciare a ogni tutela. Chi resterà fermo a guardare, mentre altri reclamano giustizia?
