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TSMC: nuove restrizioni per la Cina
L’unica eccezione riguarda i chip confezionati tramite organizzazioni OSAT (Outsourced Semiconductor Assembly and Test). Ovvero approvate esplicitamente dal governo degli Stati Uniti. Tale mossa segue il rafforzamento delle restrizioni introdotte l’anno scorso. A tali limitazioni si aggiungono ulteriori vincoli sulle specifiche tecniche. I chip prodotti a 16 nm o inferiori e destinati alla Cina non possono contenere più di 30 miliardi di transistor. Ciò rappresenta un duro colpo per l’industria tecnologica cinese. Quest’ultimo dipende fortemente da chip ad alte prestazioni per lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale sempre più avanzati.
La Cina, dal canto suo, non è rimasta con le mani in mano. Ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, presentando soluzioni come il modello AI DeepSeek R1. Eppure, le modalità con cui tali progressi sono stati raggiunti sollevano numerose questioni etiche e legali. Sul fronte software, si sospetta che DeepSeek R1 utilizzi dati sottratti illegalmente ad OpenAI. Mentre lato hardware, il suo addestramento sarebbe avvenuto su oltre 2.000 GPU NVIDIA H800, realizzate con un processo produttivo a 4 nm e in violazione delle restrizioni statunitensi.
Tale scenario evidenzia la crescente rilevanza strategica dei semiconduttori nella competizione globale per il controllo delle tecnologie emergenti. La decisione di TSMC, anche se influenzata dalla pressione degli Stati Uniti, rappresenta un segnale per il settore della produzione di chip avanzati.











