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Uno degli obbiettivi nel campo della ricerca spaziale della nostra epoca è senza alcun dubbio Marte, il pianeta rosso infatti costituisce il vicino di casa della Terra e si trova ad una distanza dal Sole che lo fa rientrare a pieno nella zona abitabile del nostro sistema solare, distanza utile vanificata dall’assenza di atmosfera a causa della minore forza gravitazionale del pianeta.

Ciò non toglie che il pianeta risulta interessante all’occhio umano e non solo, infatti il telescopio spaziale James Webb ha deciso di puntare i suoi specchi e di guardarlo in diverse lunghezze d’onda del medio infrarosso, in modo da carpire tutti i dati importanti e i segreti della sua superficie.

 

La tecnica usata

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Per fotografare Marte gli scienziati della NASA si sono dovuti ingegnare, la sua vicinanza al Sole infatti, rendeva il pianeta a dir poco accecante (la luce infrarossa è la principale fonte di irradiazione del calore), ecco dunque perchè per scattare e avere dati elaborabili si è deciso di immortalare istantanee usando un tempo di scatto davvero basso, in modo da far penetrare meno luce del solito nella NIRCam.

Ad essere posta sotto gli specchi di James Webb abbiamo la regione dell’emisfero orientale di Marte a due diverse lunghezze d’onda, o colori della luce infrarossa. In dettaglio lo scatto in alto a destra mostra una luce riflessa da 2,1 micron, capace di rilevare le caratteristiche della superficie marziana come crateri e strati di polvere. Nell’immagine luminosa in basso invece abbiamo la luce emessa con lunghezza d’onda di 4,3 micron. L’area di giallo brillante mostra il limite di saturazione del rilevatore. Si osserva inoltre la variazione di temperatura con la l’atitudine e l’ora del giorno. Poco più in basso l’oscuramento indica la presenza del bacino Hellas causato da effetti atmosferici.

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