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Chi l’avrebbe mai detto che un titolo italiano ideato, creato, realizzato e doppiato da una sola persona (tranne l’armadillo), ovvero Zerocalcare, sarebbe stato così amato e apprezzato dal pubblico. Aver raggiunto questi risultati è davvero un successo. Grandi numeri quindi per Strappare lungo i bordi, la nuova serie TV Netflix di Zerocalcare. Tuttavia la tanta fama porta anche a qualche dissenso. Infatti qualcuno l’ha criticata per l’uso esagerato del dialetto. Scopriamo cosa ha risposto Zerocalcare.

 

Strappare lungo i bordi: a qualcuno non è piaciuto l’uso del dialetto

È sempre difficile soddisfare il gusto di tutti. La vita è bella perché è varia, recita un antico detto saggio che pare proprio avere ragione. Infatti, il boom di visualizzazioni con al seguito tantissimi apprezzamenti per Strappare lungo i bordi è stato rotto da una critica alquanto inaspettata.

A diversi non è piaciuto l’uso eccessivo del dialetto. Ovviamente Zerocalcare non poteva starsene zitto su questa cosa e, con la sua diplomazia disarmate, che molti hanno imparato ad apprezzare proprio durante Strappare lungo i bordi, ha twittato:

Madonna regà ma come ve va de ingarellavve su sta cosa“, che tradotto significa: “Accidenti ragazzi ma come fate ad aver voglia di concentrarvi su questo?“.

Ovviamente l’autore e fumettista ha poi ripreso l’argomento in modo molto più serioso e attento. La sua volontà è infatti stata quella di aiutare a comprendere le motivazioni che lo hanno portato a pensare e ideare Strappare lungo i bordi. Ecco come ha spiegato tutto ciò Zerocalcare in occasione di un’intervista a Fanpage.it:

Le persone che ammiro di più e che mi fanno più ridere al mondo sono le persone che riescono a switchare su registri linguistici diversi, a passare da uno molto aulico a uno molto basso, dialettale. Sono le persone che rispetto di più al mondo. Per me, paradossalmente, il romano è la lingua della comfort zone: io parlo più romano nelle interviste che con mia madre, non perché lo devo ostentare ma perché è la mia questione identitaria, che mi fa sentire trincerato nel mio fortino“.