Speravamo di non dover più sentir parlare di colori e zone gialle, arancioni o rosse. Purtroppo non sarà così, perché la quarta ondata di Covid (che in Italia al momento sta procedendo a rilento grazie all’immunità offerta dai vaccini e dalla futura terza dose in arrivo) sta ormai dilagando in tutta Europa e alcuni territori ora sono più a rischio.

A determinare il destino di una regione sono diversi indicatori, che si riassumono in numero di casi su 100mila abitanti, occupazione dei posti in terapia intensiva e occupazione dei posti nell’area medica. E in Italia ci sono aree dove le soglie per restare in zona bianca sono prossime ad essere superate del tutto. Se questa situazione dovesse verificarsi e gli indicatori risultassero tutti oltre i limiti definiti, le regioni interessate dovrebbero tornare in zona gialla.

Quali sono i territori a rischio?

Zona gialla, ecco le regioni a rischio. I contagi tornano ad aumentare, e con essi i posti occupati in terapia intensiva

Secondo i dati emersi dal rapporto Agenas (l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali), il Friuli Venezia-Giulia si colloca in testa per rischio di tornare in zona gialla, avendo superato la soglia di sicurezza del 10% dei posti occupati in terapia intensiva. I dati parlano di 14% di occupazione nelle TI e del 13% di occupazione nei reparti clinici, e contestualmente di 114,3 casi su 100mila abitanti.

Anche la provincia autonoma di Bolzano è attualmente a rischio, con dati che si attestano sui 139 casi su 100mila abitanti, e un numero sull’occupazione delle TI attualmente all’8% ma in rapida crescita.

Sopra le soglie si attesta il Veneto, ancora lontano dall’occupare eccessivamente le terapie intensive (5%) ma già oltre la soglia prevista per i contagi, che si rivelano 70 su 100mila abitanti.

La Calabria invece presenta una situazione rovesciata, con un relativamente basso numero di contagi (24,7 casi su 100mila abitanti) ma in direzione critica per le terapie intensive, piene al 6% con trend in crescita, e per i posti letto in reparto (occupati al 13%).

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