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Lightdrop è un social network che vuole andare controcorrente. L’idea alla base del progetto è la voglia dare valore alle esperienze reali e soprattutto alla rinascita delle economie locali. Questi obiettivi possono essere raggiunti attraverso la tecnologia intesa come strumento al servizio delle persone.

Ecco quindi che Lightdrop è nata come una startup progettata per creare nuove opportunità. La piattaforma permette di connettere le persone che condividono le stesse passioni o vogliono partecipare agli stessi eventi.

Non si tratta di un nuovo social dove condividere foto o video, sulla piattaforma si condividono esperienze e hobby nella realtà. Inoltre, tutti possono guadagnare grazie alle proprie passioni.

 

Lightdrop è il social network che permette agli utenti di vivere esperienze reali

Ogni attività o gesto compiuto all’interno del social network sarà convertito in LightPoint, punti attraverso i quali ogni iscritto potrà partecipare alla condivisione dei profitti aziendali. L’azienda infatti, condivide fino al 91% dei propri profitti con l’intera Community.

Inoltre, il social vuole dare nuovo spazio alle economie locali e per questo è alla ricerca di 550 CityFounder (5 per Provincia). Si tratta di persone che sposano la filosofia alla base del progetto e vogliono espandere le possibilità e i servizi offerte dalla piattaforma all’interno della propria provincia. Tra le figure ricercate rientrano anche i Business Partner, quindi attività commerciali, associazioni o organizzatori di eventi interessati ad offrire nuove esperienze agli utenti.

Fabiano Buongiovanni, CEO di Lightdrop, ha commentato “Il progetto nasce dal desiderio di riportare le persone a vivere la reale socialità, fonte di felicità e di libera espressione. È fondamentale riprendere il controllo di sé e delle proprie relazioni, prendere consapevolezza del fatto che la tecnologia deve essere utilizzata come uno strumento al servizio della realtà e del benessere delle persone e non, come succede nella maggior parte dei social network, per tenerle schiave di uno schermo, soprattutto in un periodo di reclusione e isolamento forzato come quello che stiamo vivendo, che purtroppo sta rendendo normale vivere attraverso il virtuale, distruggendo le relazioni e la micro economia locale.” Spiega