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Il dilagare delle varianti del SARS-CoV-2 in tutto il mondo sta preoccupando gli esperti e i governanti, che devono ora premunirsi nei confronti di una minaccia ormai incombente.

D’altra parte, arrivano segnali positivi circa i nuovi strumenti per l’immunizzazione che in questo momento vengono adottate, a partire dai vaccini sino alle tecnologie che permetteranno di minimizzare gli effetti dell’infezione con una semplice pillola.

Le nuove frontiere dell’immunizzazione anti-Covid si stanno dimostrando efficaci: a dirlo sono i dati che emergono dagli studi effettuati sulla popolazione vaccinata. Proprio qualche giorno fa sono comparsi su Nature – e poi anche The Lancet – articoli che confermavano l’efficacia del mix-and-match, da noi nota come soluzione eterologa.

 

Vaccini, l’immunizzazione in Italia passerà attraverso la vaccinazione eterologa con Astrazeneca e Pfizer

Dopo i sospetti casi di trombosi a seguito della vaccinazione con Astrazeneca, il Governo italiano – allineandosi anche alle decisioni di altri Paesi europei – ha scelto di limitare la platea che poteva avere accesso al vaccino anglo-svedese.

Da qualche settimana, infatti, questo siero è offerto esclusivamente ai soggetti con età superiore ai 60 anni. Questo ha posto un problema per chi avesse meno di 60 anni ma fosse già stato vaccinato con la prima dose di Astrazeneca.

La soluzione è arrivata con l’opportunità di effettuare la vaccinazione eterologa, ossia utilizzare due vaccini diversi per raggiungere l’immunizzazione. In questo caso, si parla di prima dose con Astrazeneca e seconda dose con Pfizer o Moderna, i due vaccini a RNA messaggero.

Lo studio pubblicato su Nature ha provato che il mix-and-match dei due vaccini “triggers a strong immune response”, stimola una potente risposta immunitaria, e questo fa ben sperare soprattutto alla luce dell’arrivo di nuove varianti.

Un altro recentissimo studio pubblicato su The Lancet ha invece spiegato come questa soluzione eterologa si stia mostrando efficace anche contro la variante Delta, ancor più che con la variante Alpha (in precedenza detta “inglese”). Un segnale positivo soprattutto per il futuro, in cui sicuramente emergeranno nuove varianti del Covid clinicamente significative.