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Sono giorni decisivi per il futuro del programma cashback. L’iniziativa tanto voluta dal precedente Governo Conte è sotto osservazione e, in vista del Recovery Fund, potrebbe essere definitivamente eliminata per tutti gli italiani.

 

Cashback, cosa può cambiare con la cancellazione della misura

Il cambio di maggioranza che ha portato alla nascita del Governo Draghi ha ribaltato le posizioni del vecchio esecutivo circa l’importanza strategica del programma cashback, con molti esponenti delle politica che già si sono spesi a favore di una possibile cancellazione.

Il cashback nasce lo scorso autunno con un doppio compito: da una parte la misura è stata studiata per abbattere l’evasione fiscale, dall’altra per incentivare i consumi attraverso la politica dei rimborsi.

A bilancio statale, il cashback ha un peso di 5 miliardi di euro. Proprio questa sua natura molto robusta in termini di spesa, spinge a pensare ad una possibile cancellazione, laddove i benefici per le casse dello Stato non fossero soddisfacenti in termini di recupero dall’evasione fiscale.

Con una possibile cancellazione della misura, i parenti si chiedono quali potrebbero essere gli scenari futuri. Per tranquillizzare parte del pubblico, c’è da sottolineare come, almeno allo stato attuale, la prima parte del programma cashback – quello inerente al primo semestre – non è in pericolo. Ciò significa che gli italiani che hanno accumulato rimborsi in questi mesi non dovrebbero avere problemi per il loro riscatto a partire da Luglio.

Anche per il secondo semestre, a meno di cancellazione immediata del programma, non dovrebbero esserci criticità. A regime, la possibile eliminazione del cashback potrebbe essere realtà dal 2022.