Dna

È tutta italiana la nuova tecnologia che sarà utilizzata per proteggere ogni singolo lingotto d’oro in viaggio dal produttore alle banche. Si può definire il Dna antifrode, l’ultimo ritrovato della scienza a beneficio della sicurezza. Ma come funziona questa nuova tecnica? Ecco tutti i dettagli per conoscere questa interessante innovazione.

 

Traccianti su base Dna per individuare un produttore di lingotti d’oro

Questa innovazione tecnologica, frutto dell’ingegno dell’italiana Michela Puddu e utilizzata per tracciare le fibre tessili, da oggi sarà applicata ai metalli preziosi. Una sorta di Dna non biologico, ma identificativo per certificare il prodotto rendendolo unico e appartenente all’azienda che lo ha estratto, fuso e messo in pronta consegna.

Un modo per scongiurare furti e frodi sotto forma di etichette trasparenti al Dna nebulizzate sul prodotto. Completamente invisibili se applicate in ogni fase della produzione sono in grado di raccontare la storia del prodotto. Dalla materia prima grezza fino al prodotto finito, il Dna segna e identifica tutto il processo dall’inizio alla fine.

A raccontare ciò che sta accadendo con il suo Dna antifrode è proprio Maria Puddu in un’intervista pubblicata su ansa.it. “Abbiamo appena messo a punto un sistema basato sulla stessa tecnologia per garantire la tracciabilità dell’oro a partire dalla miniera d’origine e lo abbiamo implementato in Sud America ed ora lo stiamo estendendo ad altre miniere, ad esempio in Canada“.

Ma che fine fanno poi i lingotti? È sempre la Puddu a spiegarlo menzionando il primo caso specifico: “L’oro battezzato con i traccianti al Dna nelle miniere in Sud America in collaborazione con la raffineria Argor-Heraus sono ora nel vault di Zurcher Kantonal Bank“.

Questo garantisce la certezza che quanto documentato sulle origini e il processo produttivo sia vero e non contraffatto. Infatti, al contrario di documenti cartacei o digitali, il Dna “non può essere rimosso ne falsificato e quindi fornisce sempre informazioni veritiere e attendibili sul prodotto a supporto dell’approvvigionamento responsabile dell’oro“.

 

Un risvolto piacevolmente etico e morale

Questa innovazione ha anche un risvolto piacevolmente etico e morale. Come si sa, spesso questi materiali vengono estratti in zone calde, dove criminalità e guerre sono all’ordine del giorno. Sapere le origini del prodotto grazie al Dna permette anche di fare scelte che non sfruttano la vita delle persone mettendola a rischio.

Infatti conclude Puddu: “Conoscere con certezza la provenienza di metalli preziosi, come l’oro, è essenziale per potere garantire che siano estratti in maniera responsabile da aree non interessate da conflitti armati e lavorati secondo procedure responsabili lungo tutta la filiera produttiva“.

Chi desidera approfondire un altro aspetto importante sul Dna relativo ai nuovissimi nanomateriali 3D super resistenti consigliamo la lettura dell’articolo disponibile a questo link.

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