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La chiave per la definitiva lotta al Covid potrebbe essere racchiusa in una semplice pillola. E’ ciò che stanno studiando due diverse aziende farmaceutiche e che potrebbe rappresentare la svolta nella campagna vaccinale mondiale.

Ad oggi, soltanto pochissimi Paesi hanno già avviato il piano di vaccinazione per la propria popolazione. Questi corrispondono ai Paesi più sviluppati, che hanno prodotto enormi volumi di vaccino e lo hanno distribuito a coloro che potevano permettersi l’investimento di risorse economiche per accaparrarsi maggiori scorte.

Questo, invece, non è avvenuto in altri Paesi, come la maggior parte degli Stati africani, moltissimi Stati del sud-est asiatico e del Sud America. Ritardi nella vaccinazione non costituiscono soltanto un problema etico e di solidarietà nei confronti di questi Paesi, ma anche un potenziale rischio per la salute dei Paesi più sviluppati. Dove non arriva il vaccino, infatti, è più probabile che si sviluppino varianti in grado di contrastare il meccanismo dei vaccini distribuiti nelle altre regioni del mondo, creando numerosi problemi.

Vaccino in pillola: così si risolve la criticità della vaccinazione per tutti

Le case farmaceutiche stanno invece testando un vaccino anti-Covid da somministrare in una semplice compressa per via orale.

Niente siringhe, iniezioni, prenotazioni: i vantaggi sono innumerevoli.

Ad occuparsi della sperimentazione del nuovo farmaco sono Oramed e Premas Biotech, due aziende farmaceutiche rispettivamente israelo-americana e indiana. Questa soluzione rientrerebbe nell’ambito dei vaccini di seconda generazione: più semplici da somministrare, con una singola dose per via orale, nonché da trasportare, con la possibilità di spedirlo in un comune frigorifero e conservarlo a temperatura ambiente.

Stando ai dati emersi dai test in laboratorio, come riferisce il Ceo di Oramed David Kidron, questo vaccino risulterebbe anche più efficace rispetto a quelli attualmente in commercio proprio contro le temutissime varianti del Covid. Il motivo? Va a riconoscere ben 3 proteine strutturali del virus, e non soltanto la proteina spike.

Una speranza in più che si accende per uscire dal buio in cui abbiamo brancolato per un po’ di tempo, nell’attesa di tornare quanto prima alla normalità.