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In questi ultimi anni il Bitcoin ha visto una crescita esponenziale investirlo, la criptovaluta infatti, grazie alle proprie caratteristiche intrinseche, decentralità e immunità all’inflazione, ha visto un’esplosione del proprio valore al cambio, che in questi giorni tra l’altro ha toccato quota 60.000 dollari, un valore record.

Ovviamente tuto ciò si è tradotto in una vera e propria corsa all’oro digitale, la quale ha assunto forma nei miners e nelle loro mining farm, composte da migliaia di GPU impegnate nel calcolo crittografico e ricompensate poi, alla risoluzione di un blocco, con dei bitcoin.

Questo fenomeno però, a quanto pare, non è stato ben accolto da tutti i governi mondiali, tra cui quello indiano, che preoccupato di dover condividere il proprio potere economico con dei privati, ha mandato al vaglio un disegno di legge pesantemente restrittivo nei confronti dei bitcoin, che farebbe impallidire anche i governi con leggi severe come quello cinese, che, sebbene punisca l’estrazione e lo scambio di criptovalute, non ne vieta il possesso.

Il disegno di legge

Il governo indiano guidato dal primo ministro Narendra Modi, ha sferrato un attacco pesantissimo nei confronti degli investitori, infatti chiunque verrà trovato in possesso di bitcoin, o in fase di estrazione e scambio, verrà punito con una multa salatissima e se il disegno non dovesse variare rispetto al primo abbozzo del 2019, con anche 10 anni di carcere.

Si tratta di uno dei disegni più severi al mondo contro la creazione e la circolazione di criptovalute, delle quali verrebbe criminalizzato il possesso, l’emissione, l’estrazione, il commercio e il trasferimento.

“Concederemo ai possessori di bitcoin e altre criptovalute una finestra di sei mesi di tempo per liquidarli, poi scatteranno le sanzioni”, ha detto a Reuters un funzionario.