WhatsApp può tornare a pagamento secondo il nuovo messaggio in chatPer WhatsApp ed i suoi utenti non è un buon periodo in ottica privacy. Nonostante il rigore del GDPR e le restrizioni limitative previste dai Governi in merito alla gestione dei dati riservati Facebook continua a perseverare nel suo insano compito di collezionare dati sensibili. Polemiche a pioggia e vari processi sembrano non essere servizi a nulla. La società paga dazio ma continua ad insistere sul processo di raccolta info degli utenti. Ma cosa sa effettivamente lo sviluppatore di noi? Scopriamolo subito in questa nuova inchiesta.

 

WhatsApp: ecco che cosa sa di noi

Il fatto che la compagnia californiana racimoli info sensibili e personali degli utenti ha spinto molti die suoi seguaci a chiedersi cosa effettivamente sa la compagnia. La crittografia punto-punto aiuta a rimanere tranquilli sul fatto che i messaggi possano essere protetti da occhi indiscreti. Ma per altro? Scopriamo tutto dal rapporto privacy che ognuno di noi può visualizzare accedendo alle Impostazioni WhatsApp. Da qui basta spostarsi su Account > Richiedi informazioni sull’account > Richiedi rapporto e premere sulla voce Scarica rapporto > Esporta rapporto.

Le info ivi contenute si scoprono essere:

  • impostazioni sulla privacy;
  • numeri bloccati;
  • attivazione o meno delle conferme di lettura (spunte blu);
  • piattaforma in uso, giorno, ora e codice della rete al momento della registrazione al servizio;
  • numeri di telefono di tutti i contatti WhatsApp;
  • foto profilo;
  • produttore e modello del dispositivo;
  • nomi dei gruppi a cui si è stati invitati;
  • sistema operativo del dispositivo e la versione dell’app;
  • indirizzo IP al momento della richiesta del rapporto;
  • nome profilo;
  • orario in cui è stato generato il rapporto.

Sono gli unici dati WhatsApp prelevati da Facebook? Non possiamo saperlo con certezza assoluta.