In seguito della “pace” con il governo di Canberra che porterà al ripristino delle news sulla piattaforma, il vicepresidente di Facebook Nick Clegg spiega le ragioni del social network e annuncia ulteriori investimenti a sostegno dell’editoria.

Alla base dell’accordo, la disponibilità dell’Australia a rivedere la legge che obbliga i giganti digitali a pagare gli editori, rendendola meno svantaggiosa per Big Tech. Un compromesso senza vincitori né vinti Scopriamo i dettagli.

 

Facebook annuncia 1 miliardo di investimenti per l’editoria

Il braccio di ferro tra il ministro dell’Economia Josh Frydenberg e lo stesso Mark Zuckerberg era iniziato pochi giorni fa, quando il gigante digitale aveva oscurato i link alle notizie in risposta a una proposta di legge del governo australiano che impone alle piattaforme online di pagare gli editori dei giornali e dei siti di news per l’utilizzo dei loro contenuti.

La bozza di legge mirava a contrastare lo strapotere sia di Facebook che di Google, costringendo i due colossi a pagare gli editori, ma l’ostinazione di Zuckerberg e del suo team ha portato il premier Scott Morrison ad approvare alcuni emendamenti al disegno di legge sulla condivisione delle notizie online. Il ministro del Tesoro australiano Frydenberg e il collega delle Comunicazioni, Paul Fletcher, avevano affermato che gli emendamenti “forniranno maggiore chiarezza sulla maniera in cui opererà il codice di condotta, rafforzando la struttura per assicurare che la produzione di news sia remunerata equamente. Il codice di condotta prevede tuttora trattative tra le piattaforme come Facebook e Google, e le compagnie australiane dei media, per concordare il pagamento stesso“.

Campbell Brown, vicepresidente global news partnership di Facebook, dopo l’accordo aveva spiegato: “Abbiamo concordato una soluzione che ci permetterà di sostenere gli editori che noi scegliamo, inclusi quelli minori e locali e il governo di Canberra ha chiarito che noi potremo mantenere la capacità di decidere quali notizie compaiono di Facebook, quindi non saremo automaticamente soggetti a negoziati obbligatori“.