Partiamo innanzitutto dalla definizione di Governo Tecnico, tale tipo di Governo è composto nella stragrande maggioranza dei casi da professionisti esterni alle vicende politiche, generalmente si tratta di professori, accademici ed esperti, i quali andranno ad occuparsi dei misteri che trattano le materie in cui sono fortemente specializzati.

Per fare un esempio, il primo Governo di questo tipo fu quello Dini, in carica dal 17 Gennaio 1995 al 18 Maggio 1996, dopo la caduta del primo esecutivo guidato da Berlusconi.

Già dal primo Governo Dini, fu chiaro come ai governi tecnici, fosse riservato l’obbligo di prendere le decisioni più largamente impopolari, a quello Dini ad esempio spettò ad esempio la riorganizzazione del sistema previdenziale, che pian piano portò al sistema di calcolo contributivo, necessario per rendere sostenibile tale sistema, cosa che si tradusse anche in aumento degli anni di lavoro necessari per raggiungere lo stesso assegno.

Governo tecnico e nuove tasse

Ai vari Governi Tecnici dunque, spesso è stato imposto, da parte dei partiti che li sostenevano, di varare esecutivi alquanto restrittivi e impopolari, cosa che come appunto dice lo stesso attributo, risultava spesso sgradita al popolo, ma che andava fatta dal momento che, la situazione contestuale era spesso d’emergenza, fattore che quindi portava i vari partiti a condividere la responsabilità e ad eleggere dei ministri solo per competenza.

Questa dinamica risulta molto conveniente per due fattori, sia perchè ci si trova davanti a professionisti dei vari settori che collaborano forti di grandi conoscenze e di una lunghissima esperienza, sia perchè proprio codesti non hanno nessun interesse nella rielezione, il che li porta, a prendere decisioni difficili e magari poco accettabili con una maggiore facilità, come ad esempio l’aumento delle tasse.

Viene dunque facile pensare che il nuovo Governo potrebbe portare ad un aumento delle tasse anche in virtù del contesto economico, il PIL italiano a causa della pandemia ha perso ben l’8,9%, con una ripresa calcolata dal FMI che si attesterà essere introno al 3,6% per il 2021-2022, con un rapporto però tra debito pubblico e PIL che raggiungerà il valore monstre del 160%.

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