Google ha affermato che non renderà più disponibile il suo motore di ricerca in Australia se un controverso disegno di legge diventasse legge. La proposta di legge, infatti, “richiederebbe pagamenti per link e snippet per risultati di notizie nella ricerca”.

Google minaccia di ritirare Search dall’Australia, cosa è successo?

La nuova legislazione consentirebbe ad alcuni media di contrattare individualmente o collettivamente con Facebook e Google e di avviare un arbitrato se le parti non riescono a raggiungere un accordo entro tre mesi, secondo l’Australian Competition and Consumer Commission, che ha pubblicato la proposta di legge. Il primo ministro australiano Scott Morrison ha risposto così a Google:
“Sia chiaro. L’Australia stabilisce le regole per le cose che puoi fare in Australia. È ciò che vuole il nostro parlamento. È ciò che vuole il nostro governo ed è così che funzionano le cose qui. Le persone che, nonostante ciò, vogliono lavorare e collaborare con l’Australia sono i benvenuti”, ha riferito nel corso di in una conferenza stampa. “Ma non rispondiamo alle minacce”.
Sia Facebook che Google si sono opposte alla proposta di legge sin dalla sua prima introduzione, avvenuta la scorsa estate. Nel mese di agosto, Google ha utilizzato la sua homepage per avvertire gli australiani che il disegno di legge avrebbe danneggiato la loro capacità di ricerca, mentre per l’utenza YouTube ci sarebbero state delle “conseguenze”. Il colosso statunitense propone ora tre modifiche al codice, compreso il modo in cui compenserebbe gli editori di notizie.
Un suggerimento è che News Showcase – un programma lanciato da Google lo scorso anno che mira a pagare agli editori più di 1 miliardo di dollari nei prossimi tre anni – venga formalizzato e ampliato in Australia. L’azienda paga già sette editori nel paese per i contenuti.
L’azienda vuole anche modificare un requisito che costringerebbe Google a notificare gli editori circa i cambiamenti nel suo algoritmo, dicendo che dovrebbe farlo solo “per assicurarsi che gli editori siano in grado di rispondere ai cambiamenti che li riguardano”.
“Esiste un percorso chiaro verso un codice equo e praticabile”, ha affermato Silva, amministratore delegato di Google Australia. “Ritirare i nostri servizi dall’Australia è l’ultima cosa che io o Google vogliamo che accada, specialmente quando c’è un altro modo per andare avanti”.
Casi simili sono emersi in altri paesi. Giovedì, Google ha annunciato che pagherà le testate giornalistiche in Francia per l’utilizzo dei loro contenuti online in un accordo storico che potrebbe presto essere replicato altrove in Europa con le nuove leggi sul copyright.