coronavirusNostradamus non si era concesso il lusso di parlare di mascherine, guanti e gel igienizzanti ma in un certo tal senso aveva voluto avvertirci dell’arrivo di quello che è stato oggi etichettato come Coronavirus. Descritto dall’astrologo francese come la “grande peste” si configura come la più grande piaga che l’uomo del ventunesimo secolo abbia mai affrontato.

Espressi riferimenti si trovano nelle scritture divulgate da questo controverso personaggio nel lontano XV Secolo. Analizzando le stesure sembra che potremmo essere chiamati ad affrontare anche ben altro prima di vedere la luce nella tremenda ombra che è diventata la vita moderna. Ecco che cosa emerge dopo le analisi delle profezie.

 

Profezie di Nostradamus sul Coronavirus: la grande peste è arrivata e non è finita per niente (forse)

Nel 2020 il genere umano avrebbe dovuto affrontare il demone di un virus pronto a sotterrare gli sforzi economico-sanitari faticosamente conquistati in anni di sudato progresso. Questo quanto sostanzialmente confermato dalle profezie. E questo quanto si sta verificando ai giorni nostri dove vige un generale disordine sociale.

Ma il Coronavirus in Italia e nel resto del Mondo non segnerà il tramonto della vita sulla Terra. Sarà una fase di passaggio prima delle buone notizie. Nel frattempo – sempre secondo Nostradamus – potremmo ritrovarci ad affrontare le azioni di rappresaglia di una natura ostile pronta a scagliare contro di noi uragani ed inondazioni. Cosa sopravvenuta in questi mesi che hanno visto imperversare eventi avversi in USA ed Europa.

Non mancano nemmeno i riferimenti ad una solo ipotizzata Terza Guerra Mondiale i cui protagonisti restano ignoti. Ma conosciamo presumibilmente le implicazioni scatenanti che si confermerebbero con motivi religiosi e politici inneggianti attacchi terroristici e rappresaglie di genere.

Dopo tutto questo si spera in un sereno avvenire descritto dal profeta come un 2031 rivelatore di un nuovo stile di vita promosso dal progresso medico che consentirà di vivere più a lungo. Si parla di 100 anni. Ma chi può dirlo?