ChernobylIn tempi recenti le indagini dei droni hanno prodotto raccapriccianti immagini Chernobyl diffuse mezzo stampa al mondo intero. Nell’occasione si è posta enfasi visiva sulla situazione attorno alla Foresta Rossa, divenuta tale dopo l’esposizione prolungata agli agenti tossici imperversati nell’area dopo quel tragico 26 Aprile 1986.

Da allora le cose sono degenerate portando a nuove scoperte, rapporti ed addirittura ad una nuova serie TV di successo trasmessa su Netflix per iniziativa di Sky ed HBO Entertainment. Ne abbiamo saputo di più ma una recente scoperta ha fatto luce sul mistero Chernobyl ora ascritto in chiaro all’interno delle prestigiose pagine del New Scientist. Ciò che ne è emerso è davvero incredibile.

 

Chernobyl: New Scientist parla di resurrezione della città, ecco la scoperta assurda

Un luogo inabitabile in cui la vita ha registrato una battuta di arresto dopo l’implosione del Reattore 4 posto al confine ucraino-bielorusso. Un evento che ha gettato nel panico le popolazioni locali sfociando anche nel vicino Centro Europa dove limitate sono state le radiazioni registrate in Italia, Francia e Germania.

Pare che il livello di radiazioni contenuto si possa dovere ad un fungo magico scoperto dagli scienziati attorno all’area del disastro nucleare di Chernobyl. Chiamato Cladosporium sphaerospermum, è un microsistema biologico con proprietà intrinseche uniche in natura. Se ci troviamo nella condizione di campionare livelli di radiazioni limitati all’1% è solo merito suo.

Il fungo di Chernobyl è strutturalmente complesso. Si può rigenerare autonomamente e replicarsi nel giro di pochi minuti. La sua caratteristica di primo piano è l’assorbimento radioattivo che sta consentendo di valutare una colonizzazione di Marte. Una minima parte di questo componente può assorbire le radiazioni emesse dal Pianeta Rosso nel giro di pochi minuti.

“È già stato in grado di assorbire i dannosi raggi cosmici sulla Stazione Spaziale Internazionale. Potrebbe essere potenzialmente utilizzato per proteggere le future colonie di Marte”.

Clay Wang dell’Università della California del Sud ha concluso confermando che:

“I progressi nell’uso dei poteri dei funghi per scopi medicinali sono stati graduali, ma sono stati potenziati negli ultimi anni da uno studio in corso che ne ha visto inviare campioni nello spazio. Coltivandolo nella Stazione Spaziale Internazionale, dove il livello di radiazione è aumentato rispetto a quello sulla Terra”.