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I personal computer nascondono molte cose al loro interno tra cui materiali anche molto raffinati. Sempre più spesso, infatti, si sente parlare dell’importanza del riciclo dei devices tecnologici per evitare che sprechi possano sopraggiungere, soprattutto in tema di minerali la cui estrazione richiede molto lavoro. A partire dai più recenti anni, a seguito di queste nuove conoscenze, sono molte le guide che si sono diffuse online per poter aiutare gli individui ad estrarre in autonomia l’oro dai PC. Prestare attenzione è però il passo più importante: il processo è tutt’altro che semplice!

Oro nei PC: ecco come estrarlo a casa propria

Come già annunciato, per archiviare tale risultato vi è bisogno di prestare particolare attenzione visto che i prodotti chimici adoperati sono corrosivi e potenzialmente pericolosi per l’essere umano.

Una volta smontato il proprio PC saper dove ricercare l’oro è l’informazione più saliente. Proprio a tal proposito possiamo informarvi che questo minerale è un po’ dappertutto: piedini della CPU, ISA, slot PCIe, connettori IDE, alloggi RAM, jumper, porte PCI, AGP, ISA e socket. Bisogna prestare particolare attenzione in quanto le quantità sono minime (si parla di micron) e facilmente disperdibili.

A tal punto sarà necessario dotarsi di pinze, cacciaviti, lubrificante, forbici e una cella elettronica la quale sarà composta da acido solforico al 95%, il catodo di piombo e l’anodo di rame. Utilizzando quest’ultima per immergervi i connettori sarà possibile grazie all’aiuto di un normale caricabatterie avviare il processo con cui l’oro dei connettori si staccherà dal rame e si depositerà sul fondo della cella.

D’ora in poi il processo diventerà più articolato: sarà necessario rimuovere quanto più acido solforico possibile dal contenitore per rimanere, dunque, con il minimo indispensabile. Bisognerà, poi, proseguire con la filtrazione del composto che dovrà essere eseguita esclusivamente dopo la diluizione della soluzione. Tale diluizione potrà esser effettuata grazie all’acido cloridrico al 35% e ipoclorito di sodio al 5% (seguendo una proporzione di 2 a 1).

La clorina che scaturirà dal processo suddetto risulterà essere fondamentale per l’estrazione del metallo. Una volta che l’effetto chimico si sarà concluso, verrà il tempo di una nuova filtrazione: in questo caso si potrà notare come il liquido scivolerà via mentre il filtro lascerà in superficie le impurità.

Sarà, a tal volta, l’ora di far precipitare l’oro in forma metallica e per fare ciò dovrà essere adoperato il metabisolfito di sodio in polvere che a contatto con l’acqua dà origine al bisolfito di sodio il quale, a sua volta, permette la precipitazione dell’oro.

Una volta che la soluzione avrà riposato abbastanza potrà essere, finalmente, recuperato l’oro dal fondo della stessa, il quale si presenterà come una polvere marroncina. Cosa fare con questa? Ovviamente fonderla.