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Radiazioni: WiFi, Bluetooth e 5G possono danneggiare il cervello

scritto da Domenico 03/09/2020 0 commenti 2 Minuti lettura
radiazion smartphone
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Esiste la possibilità che la radiazioni emesse dai segnali dei nostri dispositivi possano danneggiare il cervello? Una domanda che molti utilizzatori di iPhone ed Android si sono posti dal momento in cui si è assistito all’incremento della connettività e della velocità. Un segnale più veloce implica necessariamente più potenza e quindi una maggiore quantità di onde elettromagnetiche che attraversano la nostra testa. Questa l’opinione comune sulla quale comunque c’è davvero molto da ridire. Esaminiamo con cura la situazione.

 

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Segnali radioattivi: sono pericolosi?

Gli standard di comunicazione a distanza di tutti gli operatori mobili usano ben determinate frequenze di trasmissione riconducibili a tre portanti:

  • 2G – tra 900 e 1.800 MHz
  • 3G – tra 1.900 e 2.170 MHz
  • LTE/4G – tra 800 e 2600 MHz

Li usiamo da diversi anni consci del fatto che, diversamente dalla soluzioni radiografiche e nucleari, non siamo in presenza di segnali ionizzanti. Ciò significa che non sono in grado di attraversare il mezzo provocando l’alterazione delle molecole. Non è giusto dire, quindi, che modifichino la struttura del DNA cellulare. Possono attraversare il corpo umano così come muri ed altri ostacoli ma per loro natura fisica non rappresentano un pericolo.

Oltretutto a maggiore tutela della salute gli organismi di supervisione e controllo della rete hanno stabilito un limite SAR di 2W/Kg per irradiazione delle onde alla testa. Scopriamo insieme come stanno le cose con WiFi, Bluetooth e 5G.

 

Radiazioni WiFi

Usiamo ogni giorno le frequenze di trasmissione a 2.4 GHz e 5 GHz. La prima è meno veloce ma copre maggiore distanza mentre la seconda è più veloce ma agisce a distanza più breve. In ogni caso il bilancio della potenza non sfora il massimo di 100 mW. Potenza decisamente blanda per rappresentare un rischio concreto per il nostro benessere fisico.

 

Bluetooth

Tutti scelgono il Bluetooth per gestire i propri fitness band, le proprie cuffiette e tutti gli accessori che possono comunicare fino ad una distanza massimo di 10 metri. Comodo ed addirittura più sicuro con l’aggiunta della versione Bluetooth 5.0 LE (Low Energy). Una variante light della connessione WiFi che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato come innocua. Tanto più innocua quanto più ampia è la distanza tra sorgente e destinatario causa progressiva degradazione del segnale.

 

Radiazioni 5G

L’hashtag #stop5G impazza ma i Governi hanno già obbligato Province e Regioni ad un tacito assenso per l’installazione dei punti di accesso mobili di tipo Gigabit. Operano alla stessa frequenza del Digitale Terrestre in uso ormai da decenni nel nostro Paese. Non c’è motivo per considerarlo come il nemico pubblico numero uno. In tale frange svolge un ruolo chiave la disinformazione in quanto siamo ancora in presenza di radiazioni non ionizzanti anche per tanto discussi 26 GHz assegnati al range delle cosiddette mmWave.

5Gbluetoothnfcradiazioniwifi
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Domenico

Da sempre affascinata ed appassionata di ITC e nuove tecnologie. Opera nel campo della domotica e cura gli aspetti tecnici nel mondo dei PC e del mobile communication ormai da oltre un ventennio. Aperta al cambiamento e ferma sostenitrice del progresso tecnologico in ogni sua forma. Crede nel fatto che l'informazione sia il paradigma del potere ed ha fatto delle sue grandi passioni giovanili un lavoro a tempo pieno.

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