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A quanto pare la banca Olandese Ing bank sarà costretta, per poter risolvere i suoi guai con la giustizia, a versare a seguito di una multa da parte della Procura di Milano, una quota di ben 30 milioni di euro, questo a causa della vicenda giudiziaria  sulle truffe online commesse tra il 2014 e il 2019.

La procura mise sotto inchiesta la banca per delle questioni di riciclaggio di denaro, dal momento che le politiche vigenti all’epoca consentivano ai suoi clienti di adempiere a comportamenti illegali, dunque la banca online del Conto Arancio è rea di non aver adottato modelli di organizzazione e di gestione idonei ad evitare quanto descritto sopra.

Le falle trovate nell’organizzazione di Ing bank

A seguito di alcuni controlli effettuati tramite la Procura, Bankitalia aveva vietato a Ing Bank di continuare ad aprire conti online, questo a causa di numerose falle rilevate nel sistema antiriciclaggio della banca.

A far scattare l’allarme e quindi l’inizio dell’indagine sono state una serie di truffe avvenute sopratutto in Germania e Austria e che riguardavano Ing Italia, in particolare le truffe si avvalevano di conti online aperti presso la sede di Ing Bank di via Arbe a Milano, i truffatori servendosi di comuni piattaforme di vendita come Amazon e Airbnb, chiedevano pagamenti attraverso un accredito bancario proprio su quei conti invece che attraverso i comuni metodi presenti sui siti di e-Commerce.

I magistrati a seguito delle segnalazioni austriache e tedesche hanno iniziato subito una serie di controlli che hanno evidenziato la completa inadeguatezza dei sistemi antiriciclaggio, a partire dalle basi, infatti secondo le analisi anche la ricerca di informazioni sul cliente a seguito dell’apertura di un conto era inadeguata e troppo poco approfondita, spesso mancavano info sia sul settore di attività che sul reddito del cliente.

Come se non bastasse ad essere deficitario era anche l’algoritmo di calcolo del fattore di rischio legato ad un cliente, il quale deponeva ben il 91% di essi all’interno della fascia normale, inserendo solo lo 0,17% nella fascia alta, ciò ovviamente non faceva che gettare un velo di cecità su tutti quei clienti segnati da segnalazioni pregresse di i operazioni sospette, di atti di sequestro o di richieste di informazioni da parte dell’autorità giudiziaria.

In ultima istanza era presente la possibilità di effettuare prelievi fino a 4990€ al giorno senza limiti mensili, con addirittura un caso di prelievo di ben 20.000 euro in un solo giorno.

Tutto ciò è stato valutato come un comportamento di accettazione del rischio di acquisire clienti invischiati in reati come appropriazioni indebite, truffe e frodi carosello.