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Hai mai sentito parlare di Sword Art Online? E’ una delle mie serie animate preferite, che segue le vicende di un giovane videogiocatore alle prese con uno dei primi titoli MMORPG in realtà virtuale. Nello specifico, la serie ci proietta in un futuro prossimo dove Kirito, così come altri giocatori, sperimentano una realtà virtuale di gioco di ruolo in rete multi-giocatore di massa chiamato, appunto, Sword Art Online.

L’accesso al gioco e al mondo virtuale avviene per mezzo del NerveGear, un particolare casco in grado di stimolare i cinque sensi di colui che lo indossa, attraverso la manipolazione diretta del cervello. In questo modo, tutti i giocatori che indossano il NerveGear riescono ad assumere il controllo del proprio io-virtuale e a gestirne l’interazione con l’ambiente circostante direttamente con la propria mente. Dopo aver effettuato l’accesso per la prima volta, però, i giocatori notano che non è possibile effettuare il log-out e disconnettersi per tornare alla propria vita reale: si scopre così che Akihiko Kayaba, il creatore del gioco, è in realtà uno psicopatico che ha voluto imprigionare i giocatori all’interno di un mondo virtuale ostile e pericoloso, dove l’unica alternativa per uscirne consiste nel superare l’ultimo livello del gioco e sconfiggere il boss finale. Un’impresa ardua e pericolosa, dal momento in cui se il giocatore dovesse morire nella realtà virtuale, subirebbe un coma cerebrale provocato dal NerveGear tramite delle scosse elettriche.

Ora, vi starete chiedendo per quale motivo abbia scelto di iniziare questo articolo parlando di una serie animata. Beh, quando ho visto il primo episodio di Sword Art Online, più o meno cinque anni fa, pensavo che la realtà raccontata fosse un futuro molto, molto lontano, e che molto probabilmente (per fortuna o per sfortuna che sia) non avrei avuto modo di vivere. Ieri, invece, ho assistito alla presentazione di un qualcosa che, in un modo o nell’altro, credo sarà destinato a cambiare le nostre vite ed ho realizzato che, in fondo, quella realtà non è poi così lontana.

MANOVA, il mondo virtuale accessibile con il nuovo visore MOVA

XRSPACE, la società fondata da Peter Chou, ex CEO di HTC, ha dato vita ad un progetto che si avvicina molto alla realtà di Sword Art Online, anche se non così pericolosa e vincolante (nel senso che no, non si resta bloccati nel mondo virtuale e non si subisce alcun coma cerebrale). Nello specifico, la società ha creato un mondo alternativo al quale è possibile accedere indossando il MOVA, un visore VR realizzato in collaborazione con Qualcomm, con chipset Qualcomm Snapdragon 845 e connettività 5G.

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MOVA è un visore molto più piccolo e leggero rispetto alle altre tecnologie presenti sul mercato, che non necessita di alcun controller per consentire all’utente di interagire con gli oggetti della realtà virtuale. Il visore è infatti in grado di riconoscere i movimenti dell’utente e li traduce automaticamente in azioni nel mondo virtuale. Puoi camminare, afferrare qualcosa, simulare una stretta di mano, salutare, saltare, ballare… il tuo Avatar compierà esattamente i tuoi stessi movimenti.

A proposito di Avatar, quello progettato da XRSPACE è probabilmente uno dei più realistici mai visti finora, full-body e con una grafica in stile The Sims, per intenderci. E’ completamente personalizzabile, tanto nel suo aspetto fisico quanto nel look, e può addirittura esprimere emozioni attraverso le espressioni del volto, grazie ad una perfetta sincronizzazione – anche nel labiale – con l’utente.

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Il mondo virtuale prende il nome di MANOVA e consiste uno spazio privato e in spazi pubblici. Lo spazio privato, come si potrebbe facilmente intuire, consiste nella propria abitazione. Anche questa può essere completamente personalizzata, scegliendo l’arredo che più ci aggrada. In alternativa, è possibile scannerizzare la propria stanza direttamente con il visore, così che l’ambiente reale venga trasformato in spazio virtuale. In questo modo, è possibile ricreare la propria abitazione nel mondo virtuale di MANOVA. Ovviamente, sarà possibile invitare i propri amici a casa ed interagire: si può fare letteralmente di tutto, dal semplice chiacchierare al bere qualcosa insieme, dall’ascoltare musica a guardare un film o dirette streaming. Gli spazi privati includono anche una meeting-room, uno spazio progettato per ospitare eventi e meeting di lavoro, ed una class-room, dove gli insegnanti possono tenere lezioni a distanza con i propri studenti.

Gli spazi pubblici sono quei luoghi in cui è possibile incontrare persone di tutto il mondo e socializzare. Questi includono parchi, discoteche, bar, pub, negozi, stazioni, cinema e persino una spiaggia. All’interno di queste aree è possibile effettuare dei mini-giochi con i propri amici o con le persone incontrate, così da aumentare il divertimento. Gli spazi pubblici includono anche il Magic Lohas, una particolare area in cui rilassarsi facendo lunghe passeggiate al mare, sdraiandosi sul prato o facendo yoga.

Insomma, anche se non si tratta di un MMORPG in realtà virtuale minacciato da terribili quanto potenti mostri pronti a mettere seriamente in pericolo la nostra vita, XRSPACE è riuscito a creare qualcosa di davvero unico, offrendo agli utenti la possibilità di rifugiarsi in un mondo virtuale apparentemente perfetto, un mondo privo di problemi e disastri. Non a caso, uno dei quesiti più frequenti posti nel corso dell’evento (trasmesso in diretta su YouTube, dove con “quesiti” faccio riferimento ai numerosi commenti che il video è riuscito a raccogliere) è stato: state cercando di creare un mondo migliore? Certo, qualcuno direbbe che “la tecnologia non è né buona né cattiva; ma non è neanche neutrale”, e che ciò dipende dall’utilizzo che se ne fa. Ma a questo punto mi chiedo: cosa accadrà se si comincerà a preferire quell’artefatto perfetto, all’imperfezione della vita reale? Si avrà il coraggio di togliere il casco per tornare alla realtà?