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Diversi siti che hanno disposizione dei supercomputer in Europa stanno segnalando numerosi attacchi hacker. Non si tratterebbe di una novità se non fosse che dietro potrebbe essere una motivazione alquanto subdola. Gli attacchi, all’apparenza, sembrano puntare semplicemente a sfruttare la potenza di queste macchine per minare criptovalute.

Gli attacchi sono statti fatti con un malware che permette di estrarre Monero. È stato attaccato l’ARCHER di Edimburgo, ma anche un cluster di cinque computer del bwHPC de un altro dell’Università di Monaco. Tutti con lo stesso risultato e da parte degli stessi mandanti.

Una società di sicurezza è riuscita a risalire in parte la catena degli attacchi. È riuscita a determinare che gli attacchi vengono perpetrati tramite accessi Secure Shell compromessi. Solo ARCHER ha una differenza. L’attacco sembra di origine cinese e apparentemente i monero non sono il vero obiettivo.

 

Supercomputer sotto attacco: impedire la ricerca sul Covid-19?

Andando oltre alla semplice teoria del complotto, Cado Security, la società che ha scoperto la matrice degli attacchi, suggerisce uno scenario ben diverso. Molte istituzioni stanno infatti sfruttando questi mostri in fatto di calcolo per cercare di portare avanti la ricerca con il coronavirus, il SARS-CoV-2, e la malattia che può far insorgere, il Covid-19.

Il punto che non è chiaro a questo punto è se gli attacchi puntano semplicemente a rubare informazioni per poter utilizzare, o vendere, o se peggio è solo un tentativo di rallentare le macchine per rallentare di conseguenza l’intera ricerca. La riposta non c’è e, come detto, si può cadere facilmente nella creazione di qualche teoria bizzarra, ma, in ogni caso, gli attacchi arrivano nel periodo peggiore.