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La pandemia dovuta al Coronavirus ha stravolto la vita di tutti noi, infatti questa emergenza a carattere globale ha investito tutti come un uragano obbligandoci ad adattarci a regimi di distanziamento sociale ferrei e stringenti.

Ovviamente questa situazione ha spostato la concentrazione dei ricercatori verso le possibili molecole ad azione farmacologica da poter utilizzare nel trattamento dei pazienti con sindrome da COVID-19.

Un team di ricercatori cinesi ha sviluppato due nuove molecole ad azione specifica che potrebbero rivelarsi come potenziali farmaci utilizzabili come trattamento, dal momento che vanno ad inibire una proteasi virale indispensabile per la replicazione del virus.

Uno dei due in particolare si sta rivelando molto efficace, fattore che lo candida di diritto come possibile farmaco, anche se entrambi necessiteranno ulteriori test clinici.

Le due nuove molecole candidate a farmaci

La proteasi target di queste molecole è la SARS-CoV-2 Mpro, una molecola proteica ad azione enzimatica necessaria al taglio proteolitico di determinate proteine strutturali virali indispensabili alla replicazione del virus.

Questa proteasi virali è specifica del virus e non presenta sequenze o domini in analogia con proteine umane, questo dettaglio la rende un target eccellente, dal momento che eventuali farmaci inibitori non avrebbero alcun effetto sulle proteine umane.

Le due molecole in questione sono denominate 11a e 11b e hanno dimostrato un ottima tendenza a far calare la carica virale, reagendo molto bene con i domini di legame della proteasi virale e facendo quindi scendere molto efficacemente la concentrazione di virioni a livello tissutale, la minore tossicità della molecola 11a la rende un ottimo candidato.

Non dimentichiamoci di 13b

Come se non bastasse, i cinesi hanno in test anche una terza molecola denominata 13b, la quale presenta la stessa azione delle precedenti, va infatti a legarsi presso un dominio specifico della proteasi inibendola.

Questa molecola ha mostrato di entrare subito in azione su cellule polmonari infettate da Sars-Cov-2, inibendo la replicazione virale e alleviando quindi la progressione della malattia, ovviamente sulle sperimentazioni animali, dimostrando anche una scarsissima tossicità.

Non rimane dunque che attendere che gli sviluppi e gli ulteriori test clinici, restando in attesa nella speranza che il lavoro congiunti di tutti i ricercatori del globo porti presto ad una soluzione e ad una cura sotto forma di farmaci o di un vaccino.