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Buco nell’Ozono al Polo Nord a valori record in questo 2020

scritto da Eduardo Bleve 09/04/2020 0 commenti 1 Minuti lettura
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Come ben sappiamo il fenomeno del buco dell’ozono è una conseguenza dell’aumentato inquinamento atmosferico, il quale appunto provoca un carenza di ozono a livello dei poli del pianeta, di norma maggiormente a Sud che a Nord.

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Per precisare, il buco dell’ozono non corrisponde ad una vera e propria mancanza di ozono, bensì ad una diminuzione dello spessore dello strato, che in termini molecolari si traduce in una diminuita concentrazione a livello della stratosfera, fenomeno maggiormente presente in primavera.

Il fenomeno e il record del 2020

L’ozono è un gas composto da una forma allotropica dell’ossigeno a molecola triatomica, il quale si forma nella stratosfera dall’interazione dell’ossigeno molecolare (biatomico) con i raggi UV, la quale sfocia in un ciclo ripetitivo che porta alla costante creazione e riciclo di ozono.

L’inquinamento atmosferico perturba però l’equilibrio di questo ciclo, disturbo provocato dal un gruppo di molecole chiamate Alocarburi, i quali insinuandosi all’interno di questo loop, lo deviano interagendo con l’ossigeno ed eliminando così la possibilità di produrre nuovo ozono atmosferico.

Prendendo in esame ad esempio il triclorofluorometano, esso reagendo con i raggi UV porta alla creazione di Cloro il quale, reagendo con l’ozono, lega un atomo di ossigeno liberando quindi monossido di Cloro e Ossigeno molecolare, proprio il monossido di Cloro poi, reagendo con un’altra molecola di ozono, genera due molecole di Ossigeno molecolare e libera un atomo di Cloro, di nuovo disponibile nel ciclo.

Questo tipo di reazione è definita Ozono distruttiva, poichè porta alla distruzione dello stesso senza più la possibilità di produrne.

Il buco dell’Ozono a livello Artico si estende per una superficie pari a 3 volte la Groenlandia e quest’anno, ha registrato una riduzione della concentrazione di ozono pari a circa il 90%, valore catturato a 18Km di altezza tramite palloni sonda.

La probabilità che però il problema possa interessare zone popolate a latitudini più basse è molto remoto, ciò non toglie che tutto ciò deve diventare un importante punto di riflessione.

inquinamentoozonoscienzaTerra
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Eduardo Bleve
Eduardo Bleve

Studente di medicina e da sempre appassionato di tecnologia, musica e curiosità scientifiche.

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