blackout elettrico

L’emergenza, la pandemia e la quarantena a cui siamo sottoposti per colpa del Coronavirus ha impattato enormemente il tessuto industriale italiano, con la conseguenza che alcune attività essenziali potrebbero venire meno. Uffici e fabbriche chiuse hanno infatti generato una paurosa flessione nei consumi di elettricità, e molte centrali termoelettriche che lavorano solitamente a pieno regime per garantire un servizio continuativo ora vengono spente per risparmiare energia elettrica.

Come scrive il Sole24Ore, la Fondazione Edison ha rilevato un calo medio di -24,1% di consumo elettrico italiano, e la conseguenza di questa progressiva ritirata è che una rete con meno supporto è più esposta agli eventuali picchi e ai possibili disastri naturali. In questa fase pertanto potremmo subire un blackout elettrico più di quando siamo a pieno regime con le centrali.

 

Energia elettrica: nonostante il crollo dei consumi si teme il blackout

Ma non bastano i numeri della crisi economica a spiegare il perché siamo esposti a un possibile blackout elettrico, poiché è la debolezza delle nostre infrastrutture a preoccupare maggiormente. Oggi abbiamo tantissime piccole centrali elettriche che in parte sono basate su fonti rinnovabili e producono materia energia in maniera incostante. Se alcune di quelle più potenti vengono spente è ovvio che la rete non sarebbe più pronta a gestire eventuali problemi sull’infrastruttura.

Purtroppo non si vede ancora una luce all’orizzonte, poiché i prezzi bassissimi della materia energia rilevati costantemente dal Gestore del mercato elettrico non favoriscono la ripresa. Da sole le fonti rinnovabili contribuiscono mediamente per il 20% alla produzione nazionale, ma ciò no basta a coprire il fabbisogno energetico in situazioni di stress.

Gran parte delle centrali termoelettriche preferiscono rimanere spente e con il freno a mano alzato e il crollo dei prezzi del carbone e del petrolio stanno fiaccando gli investimenti nella creazione di energia da fonti rinnovabili.