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Scienza e Tecnologia

Xenobot: il primo robot realizzato con cellule di rana

scritto da Domenico 17/01/2020 0 commenti 1 Minuti lettura
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Nel corso di questi ultimi anni l’evoluzione tecnologica che ha interessato il campo della robotica è culminata con la realizzazione di Xenobot.

Non si tratta dei consueti robot realizzati utilizzando metallo e plastica che siamo abituati a vedere in televisione, ma di veri e propri organismi programmabili. Questi robot viventi devono il loro nome alla specie di rana africana chiamata Xenopus laevis. Le sue cellule embrionali sono state il materiale di partenza per costruirli.

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Xenobot è nato dalle numerose ricerche svolte in collaborazione tra esperti informatici dell’Università del Vermont e ricercatori biologi dell’Università Tufts, dell’Istituto Wyss e dell’Università di Harvard.

 

Xenobot: ecco com’è stato realizzato questo primo organismo programmabile

Il team statunitense di informatici e biologi che hanno partecipato alla realizzazione di Xenobot ha utilizzato cellule embrionali di Xenopus laevis per costruire il prodotto. Tali cellule sono state riassemblate mediante l’ausilio di un supercomputer e sono state programmate per eseguire funzioni diverse da quelle che le cellule normalmente svolgono. Infatti, a seguito di tale operazione, le cellule embrionali di partenza hanno consentito di ottenere veri e propri organismi.

E’ stata creata una innovativa microstruttura in grado di muoversi in completa autonomia, autoripararsi e di trasportare anche un piccolo carico. Questi piccoli organismi programmabili potrebbero, per esempio, essere utilizzati per trasportare anche farmaci all’interno del nostro organismo.

https://twitter.com/DoctorJosh/status/1216819972778971137?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1216819972778971137&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Ftecnologia%2F2020%2F01%2F14%2Fnews%2Fxenobot_il_primo_robot_vivente_fatto_con_cellule-245775640%2F

Come afferma il Dottor Josh Bongard – a capo del team di informatici – tali organismi programmabili:

«Non sono né un robot tradizionale né una specie conosciuta di animali ma si tratta di nuove macchine viventi».

All’intervento di Bongard è sopravvenuto il commento del professore dell’istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Antonio De Simone, che ha sostenuto la medesima tesi nei seguenti termini:

«Possiamo definirli come dei moderni robot viventi o degli organismi multicellulari artificiali, perché svolgono funzioni diverse da quelle naturali».

robotroboticascienza
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Domenico

Da sempre affascinata ed appassionata di ITC e nuove tecnologie. Opera nel campo della domotica e cura gli aspetti tecnici nel mondo dei PC e del mobile communication ormai da oltre un ventennio. Aperta al cambiamento e ferma sostenitrice del progresso tecnologico in ogni sua forma. Crede nel fatto che l'informazione sia il paradigma del potere ed ha fatto delle sue grandi passioni giovanili un lavoro a tempo pieno.

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