E’ risaputo da tempo che, nel corso degli anni, gli operatori non si sono dimostrati particolarmente corretti nei confronti dei propri clienti. Che si tratti di Tim, Vodafone, Wind o Tre – che potremmo definire come gli operatori storici del nostro Paese – molte circostanze hanno portato gli utenti a non rinnovare la fiducia nei confronti dei gestori, per diverse motivazioni.

Una su tutte, ad esempio, potrebbe essere la tariffazione a 28 giorni, ora vietata per legge ma fino a qualche anno fa adottata dalle compagnie per poter speculare sui mesi aventi cinque rinnovi settimanali, benché nel contratto si esplicitasse che la somma riguardava il pagamento del mese intero.

Ma non solo: la possibilità di incorrere in costi nascosti (perdonate il gioco di parole) si verifica tanto di frequente da far ritrovare, talvolta, i clienti senza credito residuo.

Servizi a pagamento: l’attivazione svuota il credito, ecco come rimediare

Si chiamano VAS, Servizi a Valore Aggiunto, e costituiscono una serie di servizi quali giochi, suonerie e oroscopi che risultano aggiuntivi rispetto al piano tariffario degli utenti. Essi sono forniti da società terze rispetto ai gestori, e comportano dei costi relativamente alti che i clienti si ritrovano a pagare al momento dell’attivazione.

Il problema è che spesso gli utenti non sono intenzionati a usufruirne, ma si ritrovano comunque ad attivarli inconsapevolmente, per via di banner comparsi all’improvviso o reindirizzamenti ingannevoli.

Come comportarsi qualora foste incappati nell’attivazione di uno di questi servizi? Bisognerà procedere chiamando il proprio operatore e richiedendo l’immediata cancellazione del servizio. Se portata a termine entro 24 h dalla ricezione dell’SMS di avvenuta attivazione, questa operazione dovrebbe permettere al cliente di ottenere anche un rimborso totale della somma versata.