Secondo Einstein, la possibilità di far coesistere e agire separatamente due copie identiche dello stesso oggetto, originate da un’unica materia iniziale, e realizzare quello che comunemente sarebbe definito come teletrasporto, rappresentava una “spooky action at a distance”. Laddove spooky andrebbe inteso nel significato di spaventoso, quasi surreale e inquietante.

In realtà, sarà lui stesso poi a doverne ammettere la possibilità esplorando il concetto di entanglement, intreccio, fra due stati coesistenti della stessa materia. È stato dimostrato che, se da un fotone di una certa energia iniziale, fossero fatti derivare due fotoni di minor energia, applicare una modifica al comportamento di uno dei due esso si traduceva contestualmente in una modifica anche all’altro. I due derivati restavano quindi “interconnessi” per motivi non ancora ben chiariti.

Sta di fatto che questa proprietà delle particelle, lungi dall’essere ancora applicata a stati della materia più complessi come possono essere oggetti inanimati o animati, ha trovato diverse applicazioni soprattutto nello sviluppo di computer quantistici.

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Precedentemente  gli scienziati erano riusciti a determinare il trasporto quantistico solo su due dimensioni, agendo sui livelli 0 e 1.

Recentemente invece, una ricerca pubblicata da un team austriaco sul Physical Review Letters ha spiegato la possibilità di dar luogo ad un teletrasporto quantistico tridimensionale, aggiungendo agli stati 0 e 1 anche un terzo stato, il 2.

Questa ricerca appare estremamente importante, tanto da determinare una svolta notevole soprattutto nello sviluppo di computer quantistici sempre più veloci e connessioni sempre più avanzate rispetto alle attuali. Le prospettive in tal senso sono molto promettenti, dal momento che implicherebbe una sensibile implementazione dell’efficienza e della rapidità ad esempio nelle connessioni internet che sfruttino la fibra ottica.