Il colosso mondiale dello streaming online ha esteso i rincari già attuati negli Stati Uniti anche all’Italia. Da qualche giorno, infatti, è giunta notizia ufficiale che il costo degli abbonamenti sarà aumentato rispetto al passato, lasciando invariati gli abbonamenti Base da 7,99 euro (visione per una persona in SD) ma aumentando quelli per la condivisione dell’account, aggiungendo 1 euro rispetto ai 10,90 del piano Standard (visione per due schermi in HD) e 2 euro per il piano Premium (4 schermi in Ultra HD).

Gli utenti non l’hanno presa molto bene, e sui social si è subito scatenata l’ironia del web. Netflix infatti aveva dalla sua prezzi estremamente competitivi rispetto alla concorrenza, insieme ad un catalogo estremamente ampio tra cui poter scegliere titoli di serie TV, film, documentari e cartoni animati. Ma i forti investimenti che hanno visto protagonista la società Netflix non sarebbero potuti essere compensati esclusivamente dall’aumento del numero di clienti abbonati (che attualmente ha raggiunto quota 148 milioni in tutto il mondo).

Rincari Netflix: le parole dei dirigenti e le verità taciute

«Di tanto in tanto, i nostri prezzi subiscono delle variazioni che riflettono i significativi investimenti che facciamo in nuovi programmi e film, così come i miglioramenti al nostro servizio» ha dichiarato un portavoce in una nota diramata negli scorsi giorni. Ed è vero: gli investimenti che Netflix sta portando avanti in Italia, con l’aumento di produzioni locali dopo il successo delle serie Suburra e Baby. Secondo gli aggiornamenti più recenti, sono in lavorazione progetti come Luna Nera, Curon, un remake di Tre Metri Sopra Il Cielo e un contenuto ispirato al libro Fedeltà di Marco Missiroli, candidato al premio Strega.

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Di proposte e piani in cantiere ce ne sono quindi diversi, ma un dato importante da considerare è che gli investimenti anzidetti non possono essere materialmente ripagati tramite gli incassi dei nuovi abbonati. Che, per quanto crescano rapidamente, non potrebbero compensare delle spese per i contenuti che si aggirano attorno ai 12 miliardi annui. Senza contare poi la concorrenza derivante dall’arrivo di Disney+, la piattaforma streaming della Disney, e la crescita esponenziale di Amazon Prime Video.