5GL’attenzione della community italiana, e non solo, è recentemente rivolta al mondo del 5G, nella speranza che la quinta generazione di connettività mobile possa effettivamente cambiare il futuro della popolazione nostrana. Gli operatori si sono dati battaglia per cercare di acquisire le frequenze migliori, ma potrebbe essere stato davvero tutto vano.

Secondo quanto affermato recentemente da Silvia De Fina, Responsabile 5G and Fwa in Italtel (tra le società dell’Industry Digitale che si occupano della sperimentazione e dello sviluppo di soluzioni per il 5G), per gli operatori telefonici sarà necessario ripensare il modello di business non escludendo la possibilità di condividere le infrastrutture (qui per i dettagli).

Ai 6,5 miliardi complessivi da sborsare nei confronti dello Stato Italiano dovranno essere aggiunti anche gli investimenti per costruire le infrastrutture e sviluppare i servizi.

5G: i problemi di sviluppo potrebbero essere davvero notevoli

Il 5G ha bisogno di una rete molto più densa e il passaggio dalla macrocelle alle microcelle“, afferma la De Fina, “non sarà così semplice dal momento che la rete di antenne da realizzare, sempre più capillare anche se a basso impatto, avrà bisogno di molta  fibra per collegare le antenne stesse. E’ una questione poco affrontata a livello mediatico eppure il 5G può richiedere km di fibra oltre a layers di frequenza”.

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La situazione, quindi, potrebbe diventare insostenibile per gli operatori telefonici (a causa di costi particolarmente elevati), se non con una “revisione del modello di business, che consenta di spostare maggiormente il fronte della competizione dalle infrastrutture ai servizi offerti”.

Condividere parte dei costi di realizzo, quindi, aumenterà la sostenibilità
dell’investimento a beneficio di tutti gli attori della filiera, a partire dagli utenti finali.