Facebook, anche l'FBI si è messa ad indagare

Per quanto possa essere una notizia vecchia, ormai lontana dalla cassa di risonanza dell’opinione pubblica, il caso Cambridge Analytica continua a far parlare di sé, e ovviamente anche di Facebook. Il dipartimento di Giustizia americano ha già provato a fare luce sulla vicenda, ma in molti non si sono accontentati, soprattutto oltreoceano.

Lo sfruttamento dei dati privati è un problema generale, ma quando certi dati vengono usati per qualcosa di specifico, il ragionamento cambia. L’accusa più pesante che si muove a Kogan, il fondatore di quizourourlife, è quella di aver influenzato le presidenziali americane. Ovviamente non si attribuisce la vittoria dell’attuale presidente a lui, ma può aver aiuto e anche per questo l’FBI ha iniziato ad indagare.

 

Non sono i soli

Secondo il Washington Post, altre agenzie come il SEC e il DOJ si sono mosse in merito. A quanto pare, vogliono sapere esattamente quale tipo di dati sono stati ottenuti tramite le operazioni proprio legate a Cambridge Analytica e anche le metodologie con cui è stato possibile ciò, ma non solo. Il padrone di casa è comunque sotto accusa visto che sapeva e ha taciuto il tutto.

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Anche la Federal Trade Commission, altro organo statunitense, è al lavoro per esaminare la possibilità che Facebook abbia infranto un preciso Decreto Consenso del 2011. Si tratta di un atto che prometteva la non divulgazione o condivisione delle informazioni personali senza l’apposito, appunto, consenso. Se si rivelasse vero, la società si ritroverebbe costretta a pagare una multa miliardaria.

Il social network ha subito dichiarato che collaborerà con le agenzie, come aveva già fatto pochi mesi fa.