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Scienza e Tecnologia

Scienza: in metropolitana meno batteri che in ambulatorio e aeroporti

scritto da Federica Vitale 22/01/2017 0 commenti 2 Minuti lettura
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batteri

Batteri in metropolitana

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10 mila batteri vivono e si annidano sulle metro che ogni giorno prendiamo e per metro cubo d’aria. Ad ogni modo, molti meno che in qualsiasi ambulatorio o aeroporto. Lo sostiene uno studio condotto dal Consiglio Superiore Spagnolo per la Ricerca Scientifica (CSIC) di Barcellona.

I ricercatori hanno sviluppato il primo catalogo genetico della comunità microbica della metropolitana, utile per capire e controllare la qualità dell’aria che respirano gli utenti dei trasporti suburbani.

Lo studio, che fa parte del progetto europeo per migliorare la qualità della vita e per valutare la qualità dell’aria oltre a proporre misure in grado di apportare migliorie, ha osservato che la maggior parte dei microrganismi presenti (10 mila batteri per metro cubo d’aria) sono innocui per le persone e comunque si tratta di batteri di origine umana, tra i potenziali patogeni presenti in un valore inferiore al 2%. Vale a dire, che “la rete metropolitana di Barcellona [in questo caso, nello studio, N.d.R.] non è un punto di esposizione di importanti rischi biologici e i viaggiatori non sono la principale fonte di microrganismi presenti nell’aria“, ha spiegato il ricercatore Xavier Triadó, che ha sottolineato come “la presenza del virus sia significativamente inferiore a quello rilevato in altri studi condotti nei centri sanitari o negli aeroporti“.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal Indoor Air, ha analizzato la qualità dell’aria delle stazioni e dei vagoni della metropolitana dopo la raccolta di campioni tra novembre 2013 e febbraio 2014, durante la stagione influenzale. I ricercatori hanno sottoposto i campioni all’analisi genetica per conoscere l’identità e il numero totale di bioaerosols (un termine usato dagli scienziati per riferirsi alle particelle sospese nell’aria che hanno una origine biologica).

Questo è uno studio preliminare, un primo approccio espandibile per monitorare più lungo termine, per conoscere le dinamiche e le fluttuazioni che si verificano durante l’anno e in qualsiasi momento della giornata. Nella quantificazione sono stati inclusi patogeni usuali, come il virus influenzale (Influenza A e B), rhinovirus e un fungo (Aspergillus fumigatus). I dati indicano preliminarmente l’esistenza di una dinamica virale nell’aria che potrebbe avere qualche potere predittivo di episodi di particelle influenzali. Triadó ha sottolineato che “sono necessari ulteriori studi successivi a episodi di influenza per confermare questa dinamica e scoprire quale può davvero essere uno strumento di prevenzione e di sorveglianza epidemiologica nel prossimo futuro“. Ed ha aggiunto: “Con l’attuale stile di vita, spendiamo il 90% del tempo in ambienti chiusi dove l’aria potrebbe essere un canale di trasmissione di alcuni agenti patogeni. Pertanto, il monitoraggio della qualità dell’aria di questi ambienti è importante“.

In questo studio, si sono analizzate le comunità microbiche e la presenza di virus utilizzando strumenti genetici. Si tratta, quindi, di un primo inventario di microbioma nell’aria di luoghi pubblici molto frequentati, come la metropolitana appunto.  L’aria sotterranea può anche contenere sostanze inquinanti dovuti al traffico che entra attraverso i sistemi di ventilazione e i punti di accesso alle stazioni.

Lo studio potrebbe aiutare a prevenire le epidemie di virus sulle reti di oltre 100 milioni di passeggeri giornalieri che la metropolitana sviluppa in 200 città in tutto il mondo.

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Federica Vitale
Federica Vitale

Federica Vitale nasce come web writer convinta e le sue passioni, sin da bambina, si sono rivelate la carta e la penna. Laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Perugia, ha conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere nel 2003 e ha proseguito gli studi laureandosi nuovamente nel 2007 in Scienze e Tecniche della Comunicazione, presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Viterbo, dove ha collaborato come cultore della materia per la cattedra di Linguaggi Audiovisivi. Il suo percorso formativo e la sua passione per il cinema e la letteratura l’hanno portata a specializzarsi nell’analisi della produzione letteraria e delle sue trasposizioni cinematografiche. Ha pubblicato il libro 'L’universo africano di Karen Blixen'. Ama scrivere ed esprimersi anche attraverso la fotografia poiché le piace vivere il mondo a 360°. La passione per l’immagine e per le parole si riassumono nella creazione dell’articolo.

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