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MyShake, l’app per Android che rileva i terremoti

scritto da Federica Vitale 13/02/2016 0 commenti 2 Minuti lettura
MyShake
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Cosa faremmo nei 40 secondi di avvertimento che un terremoto è in arrivo? Gli scienziati della University of California di Berkeley hanno rilasciato una applicazione smartphone in grado di rilevare vibrazioni sospette delle porte e delle finestre, dando il tempo alle persone di trasferirsi in un luogo più sicuro.

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Per ora, l’applicazione MyShake – questo il suo nome – è disponibile solo per i telefoni Android e fungerà da collettore di dati che utilizzerà l’accelerometro del terminale per registrare i moti terrestri. Se si determina che questi hanno le stesse caratteristiche di un terremoto, l’applicazione invierà i dati al laboratorio sismologico di Berkeley.

Richard Allen, lo sviluppatore dell’app, ha riferito che gli smartphone non potranno mai sostituire le reti sismiche. Tuttavia, l’applicazione potrebbe contribuire e, potenzialmente accelerare, i sistemi di allarme di un terremoto imminente. L’obiettivo è quello di convincere la gente che vive in ogni angolo del pianeta a scaricare l’app. Il giorno del rilascio, ovvero lo scorso venerdì, l’applicazione è stata scaricata dagli utenti di sei continenti. La maggior parte dei quali vivono negli Stati Uniti. Secondo gli esperti, occorreranno simulazioni da parte di almeno 300 utenti in una zona di 1.000 chilometri quadrati per ottenere buoni dati su quel terremoto.

“Ora, ShakeAlert emette solo un avviso quando quattro delle nostre stazioni sismiche tradizionali sono attivate“, ha spiegato Allen. “Ma se abbiamo anche i dati relativi alla telefonia mobile, forse avremmo bisogno di una sola stazione per far scattare prima il nostro allarme”. Per dovere di cronaca, ShakeAlert è un prodotto della US Geological Survey e numerosi partner universitari West Coast.

Dal canto suo, Allen sostiene che MyShake potrebbe essere particolarmente utile in paesi come il Nepal e il Perù. “Non hanno la tecnologia sismica avanzata, ma hanno milioni di telefoni cellulari“, ha spiegato. La maggior parte di questi telefoni si basano sul sistema Android. Per questo motivo la prima versione dell’applicazione è stata progettata per questo tipo di device. Ad ogni modo, è prevista anche una versione iPhone.

Secondo quanto si spiega sul sito web MyShake, il telefono, in media, è in grado di registrare un terremoto di magnitudo 5 se entro i 10 chilometri. Come fa, dunque, l’applicazione a riconoscere la differenza tra una persona che produce una vibrazione e un terremoto? L’app è stata integrata con le diverse caratteristiche dei terremoti e dell’attività umana. Quindi, il dispositivo riconosce il passaggio di un treno e gli spostamenti della Terra. “Siamo in grado di utilizzare tali dati per comprendere la fisica del processo che sta sotto di noi, come gli edifici che ci circondano rispondono a questi terremoti, e avremo più dati di quelli che otteniamo dalle reti tradizionali sismiche“, afferma ancora lo sviluppatore statunitense.

Un obiettivo importante per gli sviluppatori è quello di fornire le avvertenze specifiche della posizione in cui il telefono può determinare quanto tempo ci vorrà prima che l’agitazione sta per iniziare nella zona in cui si trova. L’obiettivo è di 40 secondi di tempo. Un tempo teoricamente sufficiente affinché un insegnante avverta i suoi studenti di rifugiarsi sotto i banchi. Inoltre, si potrebbe riuscire a scappare fuori attraverso porte e finestre o allontanarsi da oggetti che potrebbero essere pronti a cadere.

L’applicazione funziona meglio se lo smartphone è adagiato su un tavolo.

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Androidappterremoto
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Federica Vitale
Federica Vitale

Federica Vitale nasce come web writer convinta e le sue passioni, sin da bambina, si sono rivelate la carta e la penna. Laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Perugia, ha conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere nel 2003 e ha proseguito gli studi laureandosi nuovamente nel 2007 in Scienze e Tecniche della Comunicazione, presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Viterbo, dove ha collaborato come cultore della materia per la cattedra di Linguaggi Audiovisivi. Il suo percorso formativo e la sua passione per il cinema e la letteratura l’hanno portata a specializzarsi nell’analisi della produzione letteraria e delle sue trasposizioni cinematografiche. Ha pubblicato il libro 'L’universo africano di Karen Blixen'. Ama scrivere ed esprimersi anche attraverso la fotografia poiché le piace vivere il mondo a 360°. La passione per l’immagine e per le parole si riassumono nella creazione dell’articolo.

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