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Sindrome della vibrazione fantasma: lo smartphone fonte di ansia e stress

scritto da Federica Vitale 13/01/2016 0 commenti 1 Minuti lettura
sindrome vibrazione fantasma
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Dipendenza da smartphone. Sempre di più veniamo condizionati dai nostri dispositivi: a pranzo e a cena, al bagno e a letto, potremmo definirla una vera e propria “malattia tecnologica”. Pensiamoci bene: quante volte abbiamo detto: “mi è sembrato di sentir squillare/vibrare il cellulare” quando, invece, questo giaceva impassibile e freddo sul tavolo, in borsa o in tasca?

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La dipendenza da smartphone è stata oggetto di un recente studio effettuato in Gran Bretagna. Grazie al quale si è dimostrato che un eccessivo uso dei dispositivi contribuisce ad aumentare lo stress. Tanto da averne coniato un termine e una teoria: “sindrome da vibrazione fantasma”.

Questa si verifica quando ci si abitua a portare il cellulare in tasca per periodi prolungati di tempo. Spesso – e fateci caso – si finisce anche per dimenticarlo di averlo messo proprio lì.

Robert Resenberger è l’autore dello studio inglese. “Si percepiscono e scambiano come vibrazione del cellulare quelli che in realtà sono dei piccoli e frequenti spasmi muscolari”, spiega il ricercatore. Il cui studio ha dimostrato che, a soffrirne, sono maggiormente gli studenti universitari (circa il 90 per cento), sebbene la sindrome colpisca negli ultimi tempi sempre più persone. Ad essere colpite sono 9 persone su 10, infatti. Una dipendenza vera e propria, dunque, che porta a percepire e scambiare come vibrazioni quello che in effetti non lo è.

Ad ogni modo, le spiegazioni sembrano essere due: “Una è che la tecnologia sta modificando il nostro cervello, l’altra è che siamo semplicemente ansiosi e la continua esposizione a messaggi, email e telefonate finisce pere rendere irritabili gli utenti“, commenta Rosenberg.

La conclusione è che, se all’inizio lo smartphone era un “must” da avere per migliorare la qualità della vita, nel giro di pochi anni questo stesso oggetto è finito per diventare una fonte di stress e ansia. Non è la prima volta, infatti, che si parla di questo fenomeno. Già nel 2006 si parlò per la prima volta della “sindrome da squillo fantasma”, per la quale si sentono squilli immaginari. Poi si è aggiunta la vibrazione, tanto che in inglese esistono già termini specifici di riferimento: “ringxiety” e “vibranxiety”.

Lo studio eseguito presso il Georgia Institute of Technology è stato pubblicato sulla rivista scientifica Computers in Human Behaviour.

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Federica Vitale
Federica Vitale

Federica Vitale nasce come web writer convinta e le sue passioni, sin da bambina, si sono rivelate la carta e la penna. Laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Perugia, ha conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere nel 2003 e ha proseguito gli studi laureandosi nuovamente nel 2007 in Scienze e Tecniche della Comunicazione, presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Viterbo, dove ha collaborato come cultore della materia per la cattedra di Linguaggi Audiovisivi. Il suo percorso formativo e la sua passione per il cinema e la letteratura l’hanno portata a specializzarsi nell’analisi della produzione letteraria e delle sue trasposizioni cinematografiche. Ha pubblicato il libro 'L’universo africano di Karen Blixen'. Ama scrivere ed esprimersi anche attraverso la fotografia poiché le piace vivere il mondo a 360°. La passione per l’immagine e per le parole si riassumono nella creazione dell’articolo.

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