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Al CERN si torna indietro nel tempo grazie alle collisioni da record

scritto da Gianni Fiore 28/11/2015 0 commenti 1 Minuti lettura
Al CERN il Big Bang si produce (quasi) in casa
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Al CERN si studiano le collisioni tra ioni, quelli che hanno portato al Big Bang e quindi alla genesi di quello che poi sarebbe diventato il nostro Universo e quello che siamo oggi.

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Era il 14 febbraio del 2014 quando il Collider veniva spento per manutenzione e per apportare aggiornamenti al sistema. Ci sono voluti quasi due anni per riaccenderlo, ma è valso la pena aspettare tanto visto che ora si potranno studiare nuove frontiere della fisica.

Il Large Hadron Collider (LHC) più noto come acceleratore di particelle è uno strumento davvero particolare in quanto copre un’area vastissima avendo un diametro di ben 27 chilometri, situato tra Francia e Svizzera. Dopo alcuni mesi dall’accensione i fisici del CERN, 1500 sono italiani in gran parte alle dipendenze dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, erano più che soddisfatti dell’accensione e delle prime collisioni tra particelle, protoni e neutroni, che avvengono quasi alla velocità della luce.

Al CERN il Big Bang si produce in casa

Nel mese di giugno il Large Hadron Collider (LHC) ha iniziato a funzionare a pieno regime con le collisioni tra particelle che hanno raggiunto la stabilità e l’incredibile energia di 13 miliardi di elettronvolt. Ora l’energia ha raggiunto i 5 TeV per nucleone e gli scienziati sono vicini ad ottenere un mini Big Bang fatto in casa. Stanno per riprodurre il primo ammasso di particelle che ha generato il Big Bang e che ha avuto vita brevissima.

L’intento di questi studi è quello di capire com’è fatto l’Universo e in particolare spiegare l’esistenza della materia oscura di cui è composto il 25% dell’universo, un altro 70% dell’universo è costituito dall’energia oscura e solo il 5% dalla materia visibile, quella che costituisce stelle e pianeti.

L’utilizzo di energie tanto grandi come quelle per far collidere le particelle al CERN richiedono migliaia di magneti per direzionare e accelerare le particelle. Questo comporta anche il dover raffreddare tutto il LHC con un sistema di distribuzione a elio liquido che porta le temperature a -271,3°C. Un esempio di quello che si può realizzare quando c’è collaborazione a prescindere dalla nazione, dal credo religioso o dal colore della pelle. Come diceva Einstein esiste una sola razza, quella umana.

big bangcern
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Gianni Fiore

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