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Facebook in alcuni paesi si piega alla censura

scritto da Tommaso Calabrese 09/02/2015 0 commenti 2 Minuti lettura
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Facebook è senza dubbio il social network che più ha conosciuto la fama e il successo in tutto il mondo negli ultimi anni. Il suo fondatore, Mark Zuckerberg, si è sempre schierato dalla parte delle minoranze e della libertà d’espressione, rendendo Facebook un luogo in cui ognuno possa esprimere le proprie idee liberamente, pur restando nei limiti. Tuttavia ci sono alcuni paesi nel mondo in cui anche un impero come quello di Facebook deve sottostare alle leggi e quindi piegarsi alla censura di alcuni post, pena il ban della compagnia.

Quello di cui stiamo parlando non è una semplice violazione delle leggi di Facebook, come quando per esempio la compagnia elimina post o foto personali che infrangono tali regole (come per esempio foto di nudi o pornografiche). Si tratta di leggi più grandi, che fanno parte di un determinato paese e che obbligano il social network a censurare alcuni post che sono considerati offensivi in quel determinato paese. I paesi maggiormente colpiti dalla censura sono India, Turchia e Pakistan, in cui ogni anno migliaia di pagine vengono oscurate per “blasfemia”, in quanto ritenute responsabili di criticare il governo o di postare qualcosa che offende la religione. Queste pagine sono ancora visibili nel resto nel mondo, ma in questi paesi sono completamente censurate, rendendo impossibile la visualizzazione.

Facebook oscura pagine che offendono il governo in alcuni paesi

Si tratta di cifre come 5000 pagine oscurate nella sola India, e 2000 sia in Turchia che in Pakistan. Recentemente, per esempio, a seguito delle lamentele del governo turco al riguardo, Facebook si è visto costretto ad oscurare una pagina che criticava la religione musulmana. La richiesta era semplice: o si procedeva all’oscuramento della pagina incriminata, o il governo avrebbe bannato l’intero social network dalla Turchia. Soluzioni drastiche, quindi, a cui Facebook deve sottostare se vuole continuare ad operare anche in quei paesi. La cosa più curiosa è che ad operare in questo modo non sono solo le nazioni in via di sviluppo, ma anche paesi occidentali che mai ci aspetteremmo di vedere. Paesi come Germania, Francia, e Inghilterra hanno portato avanti censure di questo tipo, seppur in maniera drasticamente ridotta rispetto ai paesi menzionati prima.

Facebook in alcuni paesi si piega alla censura

 

Facebook ha da sempre decantato la libertà di espressione di ogni essere umano. “Vogliamo dare la possibilità a chiunque di esprimersi nella maniera più grande possibile” – ha dichiarato Mark Zuckerberg, ma purtroppo non sempre è possibile. Il team del social network analizza dettagliatamente ogni richiesta proveniente da ogni paese del mondo, e se messa di fronte ad un ultimatum si vede costretto ad accettare. Durante un incontro con gli investitori, Zuckerberg ha dichiarato che finché si vede costretto a censurare qualcosa pur di lasciare Facebook operativo in quei paesi, incrementando quindi la comunicazione tra i vari utenti, si tratta pur sempre di una vittoria.

Quindi Facebook sta scegliendo i soldi al posto della morale? Il discorso del CEO agli investitori sembrerebbe far trasparire proprio questo. Per Zuckerberg l’alternativa alla censura, essere cioè bannati da quel paese, “potrebbe seriamente compromettere il nostro business e i nostri risultati finanziari”. Se Facebook scomparisse da quel paese, un sostituto vedrebbe subito la luce, portando a perdite enormi per il colosso dei social network. Quindi finché qualcosa non cambia, Facebook continuerà a sottostare alle rigide leggi dei paesi in via di sviluppo, sia per i suoi interessi che per quelli dei cittadini di quel paese. Pensate davvero che il governo turco potrebbe bannare all’improvviso un servizio utilizzato da quasi 40 milioni di cittadini senza pagarne le conseguenze?

Voi cosa ne pensate? E’ giusta la strategia attuata da Facebook?

VIA

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Tommaso Calabrese
Tommaso Calabrese

Classe 1990, pugliese e laureato alla triennale di Lingue straniere, attualmente iscritto alla specialistica in Traduzione. Appassionato fin da bambino di tecnologia e videogiochi, mi sono avvicinato al mondo Android nel 2011 quando ho acquistato il mio primo smartphone. Da allora è stato amore a prima vista.

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