Android
Fortnite torna su Android e questa volta non si parla di voci di corridoio o di mezze promesse. È ufficiale: dopo anni di attriti, ricorsi, accuse incrociate e porte sbattute, la storia Epic Games vs Google arriva a un punto fermo. Il risultato è semplice da capire anche per chi si era perso le puntate precedenti: Fortnite rientrerà nel Google Play Store. E sì, per molti è una piccola rivoluzione, perché dietro questo ritorno non c’è solo un gioco che ricompare in vetrina, ma un cambio di regole che tocca l’intero ecosistema.
Fortnite di nuovo su Google Play Store: cosa cambia davvero
La svolta nasce da una mossa precisa di Google, che ha annunciato un aggiornamento delle politiche del suo marketplace. Il messaggio, firmato da Sameer Samat, punta tutto su un concetto che suona quasi come una rivendicazione identitaria: Android come piattaforma “aperta” e flessibile, capace di favorire l’innovazione proprio grazie alla libertà di distribuzione. Parole che, lette oggi, pesano più del solito.
Le novità principali sono due. La prima riguarda l’apertura agli store di terze parti: in pratica, Google introdurrà un programma di app store registrato, pensato per rendere più semplice installare marketplace alternativi rispetto al Google Play Store. Non un “liberi tutti” disordinato, ma una corsia ufficiale, riconosciuta, con procedure meno macchinose. Tradotto: meno frizioni per chi vuole distribuire app e giochi senza passare per l’unico cancello.
La seconda novità, forse quella che interessa di più gli sviluppatori, riguarda i pagamenti. Il nuovo modello prevede prezzi più bassi e più scelta: sarà possibile affiancare la propria fatturazione al sistema Google Play Billing, con commissioni di servizio ridotte. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori, perché è esattamente qui che negli anni si è concentrato uno dei punti più caldi dello scontro tra piattaforme e publisher. E, specifica importante, l’implementazione arriverà a fasi graduali, quindi non tutto cambierà dall’oggi al domani, ma la direzione è tracciata.
Epic Games vs Google: la pace e il messaggio di Tim Sweeney
A confermare il cambio di clima ci ha pensato Tim Sweeney, che ha scelto un tono sorprendentemente diretto e anche piuttosto disteso. Il punto centrale è uno: le controversie tra Epic Games e Google risultano risolte “in tutto il mondo”. Un modo elegante per dire che la guerra, almeno sul piano operativo, può considerarsi archiviata. E infatti l’annuncio chiave arriva subito dopo: Fortnite tornerà presto sul Google Play Store a livello globale.
C’è però un altro passaggio interessante, meno celebrativo e più strategico. Sweeney chiarisce che Epic Games Store continuerà a supportare Android, oltre a Windows e Mac. Quindi il ritorno di Fortnite su Google Play non cancella le ambizioni di Epic sul fronte degli store alternativi. Anzi, viene quasi presentato come un doppio binario: da una parte la riconquista della visibilità e della comodità del Google Play Store, dall’altra la crescita del proprio ecosistema.
In mezzo, la promessa che l’installazione su Android diventerà “molto più semplice” nel corso del 2026. Una frase che dice parecchio senza entrare nei dettagli: semplificare significa ridurre passaggi, avvisi, blocchi, schermate che spaventano chi non ha voglia di smanettare. E in un mondo in cui la frizione di installazione decide spesso il successo di un’app, questa è una partita enorme.
Perché il ritorno di Fortnite su Android conta anche per chi non gioca
Il rientro di Fortnite su Android non è solo una notizia da appassionati. È un segnale di mercato. Quando un colosso come Epic Games torna nel Google Play Store dopo anni di scontro, significa che qualcosa nelle regole del gioco è cambiato davvero, oppure che conviene farlo, o entrambe le cose. E soprattutto significa che la distribuzione delle app, tema spesso noioso finché non tocca il portafoglio, sta diventando terreno di negoziazione reale.
Per gli utenti, il vantaggio è immediato e concreto: Fortnite torna reperibile nel posto più naturale possibile per chi usa Android. Per gli sviluppatori, invece, la questione è più ampia: più opzioni di distribuzione, più libertà sui pagamenti, commissioni potenzialmente meno pesanti. E quando le piattaforme iniziano ad aprire spiragli su questi punti, di solito non lo fanno per gentilezza, ma perché la pressione, legale e competitiva, è diventata troppo forte per ignorarla.
Vivo X300 FE è ufficiale: compatto e dalle specifiche molto interessanti
vivo X300 FE è arrivato quasi in punta di piedi, ma il messaggio è chiarissimo: la famiglia flagship di vivo si allarga ancora. Dopo vivo X300 e vivo X300 Pro, e con vivo X300 Ultra già fatto intravedere al MWC 2026, ora tocca al modello che punta dritto a chi vuole potenza da top e dimensioni gestibili. Il vivo X300 FE, di fatto, prende il testimone del vivo X200 FE arrivato in Italia a giugno 2025 e segue una tradizione che vivo non ha mai davvero nascosto: proporre fuori dalla Cina un dispositivo già visto in patria, in questo caso il vivo S50 Pro mini. Stesso impianto, qualche ritocco qua e là, e una scheda tecnica che non ha intenzione di passare inosservata.
Un compatto con ambizioni da vero flagship
A colpo d’occhio il vivo X300 FE cambia soprattutto dietro, dove la fotocamera smette di giocare con il classico layout a semaforo e sceglie un’isola ovale orizzontale, molto lunga e decisamente sporgente. Una scelta estetica che divide, ma che almeno rende subito riconoscibile il telefono, e in un mercato pieno di gemelli non è poco.
Il modulo ospita una tripla camera con sensore principale da 50 megapixel Sony IMX921 con stabilizzazione ottica, un periscopico da 50 megapixel Sony IMX882 con stabilizzazione ottica e zoom ottico 3x, più un ultra grandangolare da 8 megapixel. Davanti, nel foro centrale, c’è una selfie cam da 50 megapixel. Qui non si inventa nulla di nuovo rispetto alla generazione precedente, e probabilmente è anche una scelta consapevole.
Dimensioni e peso restano molto vicini a quelli di X200 FE, con una manciata di grammi in più. Il display è un altro punto fermo: pannello LTPO AMOLED da 6,31 pollici, risoluzione 1,5K, refresh adattivo da 1 a 120 Hz e picco dichiarato di 5.000 nit. La novità più concreta è sotto lo schermo, perché il lettore passa a tecnologia ultrasonica, lasciando alle spalle quello ottico del modello precedente. Dettaglio pratico, perché in genere significa più affidabilità con dita umide o sporche.
Snapdragon, autonomia e supporto software: dove vivo alza davvero il tiro
Il cambio di passo vero però sta nel chip. Il Snapdragon 8 Gen 5 diventa il cuore del vivo X300 FE e rompe la linea seguita dagli altri X300, spesso legati alle soluzioni MediaTek di fascia alta. Per chi cerca prestazioni da primo della classe, e magari anche una migliore compatibilità con alcune app o un certo tipo di emulazione e gaming, è un segnale preciso. A bordo ci sono 12 GB di RAM e tagli da 256 o 512 GB con memoria UFS 4.1. Anche la connettività è moderna, con Wi Fi 7 e Bluetooth 6.0, oltre a NFC, IR e tutto il resto.
La batteria è una 6.500 mAh al silicio carbonio e ioni di litio, con ricarica cablata a 90 W. Fin qui, continuità con X200 FE. La differenza è che finalmente arriva anche la ricarica wireless a 40 W, un’aggiunta che per molti cambia la vita più di quanto sembri sulla carta. Ci sono pure le certificazioni IP68 e IP69, quindi protezione seria contro acqua e polvere.
Sul software, vivo porta Android 16 con OriginOS 6, che ormai viene proposta anche fuori dalla Cina. E soprattutto promette un supporto lungo: cinque anni di aggiornamenti Android e sette anni di patch di sicurezza. Per un modello come vivo X300 FE è un impegno importante, perché lo rende più “acquistabile” anche per chi non cambia smartphone ogni due stagioni.
Quanto a prezzi e disponibilità, al momento il vivo X300 FE risulta già in vendita in Russia tramite rivenditori terzi, in tre colori e con configurazione 12 più 256 GB, attorno ai 663 euro al cambio. È attesa anche la versione 12 più 512 GB. L’arrivo in Italia appare plausibile, anche perché dovrebbe raccogliere l’eredità di X200 FE, ma per ora mancano tempi ufficiali. Quando vivo deciderà di scoprirsi, difficilmente lo farà senza far rumore.
Google aggiorna i servizi di sistema: poche novità nel pacchetto di marzo
Il nuovo ciclo di aggiornamenti mensili rilasciato da Google per i servizi di sistema Android arriva con un cambiamento evidente rispetto ai mesi precedenti. Le novità sono poche e concentrate soprattutto su miglioramenti interni. L’azienda infatti ha scelto questa volta un approccio più prudente privilegiando stabilità e ottimizzazione del sistema.
Il pacchetto di marzo coinvolge diversi componenti fondamentali dell’ecosistema Android. Gli aggiornamenti riguardano infatti i Google Play Services, il PlayStore e altri elementi che operano dietro le quinte del sistema operativo. Come accade abitualmente, le modifiche vengono distribuite su una vasta gamma di dispositivi. Si va dai classici smartphone-Android fino a tablet, smart TV, dispositivi Wear OS e sistemi di intrattenimento basati su Android presenti nelle automobili.
Tra gli interventi più rilevanti figura l’aggiornamento dei servizi di sistema legati alla gestione del dispositivo. Google ha introdotto alcune modifiche che puntano a rafforzare la protezione dei dati e il controllo della privacy. Anche se non si tratta di cambiamenti visibili simili interventi fanno parte del lavoro per mantenere il sistema operativo sempre sicuro e aggiornato.
Google Play Store cambia, arrivano suggerimenti tramite video
Accanto ai miglioramenti tecnici, l’aggiornamento di marzo introduce anche una piccola novità per l’esperienza del Play Store. Google sta sperimentando un modo diverso di suggerire nuove applicazioni agli utenti. Alcune app potranno infatti essere presentate attraverso brevi contenuti video.
Tale soluzione ricorda il formato ormai diffuso sulle piattaforme social e punta a rendere la scoperta delle applicazioni più immediata e visiva. Invece di limitarsi a descrizioni e screenshot, gli utenti potranno vedere brevi clip che mostrano il funzionamento o le caratteristiche principali di un’applicazione. Tale cambiamento potrebbe rappresentare un primo passo verso una trasformazione più ampia del modo in cui il Play Store propone contenuti agli utenti Android.
L’obiettivo? Rendere la navigazione tra le app più coinvolgente. Per installare l’aggiornamento dei servizi di sistema Google basta accedere alle impostazioni del dispositivo Android e verificare la presenza di nuovi update nella sezione dedicata ai servizi-Google. In molti casi il download e l’installazione avvengono automaticamente in background, senza richiedere interventi manuali da parte dell’utente.
Motorola torna a farsi notare nel mondo degli accessori per auto con il suo nuovo adattatore wireless MA2. Un nuovo dispositivo già avvistato al Mobile World Congress 2026. Dopo l’apparizione sul sito dell’FCC lo scorso mese, si conferma di essere pronto a raccogliere l’eredità del MA1. Portando l’esperienza di Android Auto senza fili a un livello ancora più comodo e funzionale. Se il MA1 aveva già conquistato tanti automobilisti con la possibilità di collegare lo smartphone senza dover ingombrare il cruscotto con cavi, il MA2 punta a rendere l’uso ancora più immediato e intuitivo. L’adattatore si presenta con un design rinnovato: ora è più compatto e squadrato. Una scatola nera che occupa meno spazio e che si integra meglio con l’abitacolo. Ma la vera sostanza resta nel suo centro tecnologico: Android Auto continua a viaggiare su rete Wi-Fi a 5 GHz, garantendo una connessione stabile e veloce, mentre il Bluetooth si occupa dell’associazione e della riconnessione automatica dei dispositivi.
Motorola si prepara all’arrivo del nuovo adattatore MA2
Tra le novità più interessanti c’è la possibilità di collegare contemporaneamente due smartphone. Ciò significa che si può passare da un dispositivo all’altro con un semplice tocco. Il tutto senza dover scollegare e ricollegare manualmente. Per chi condivide l’auto o alterna smartphone di lavoro e personale, tale funzione diventa un piccolo lusso quotidiano. A completare il quadro, Motorola ha introdotto un pratico interruttore per accendere o spegnere l’adattatore, pensato per evitare connessioni indesiderate e consumi inutili. Non manca un LED di stato per verificare la connessione, mentre i cavi USB-A e USB-C inclusi possono essere rimossi a seconda delle necessità.
Dal punto di vista del lancio, il MA2 presentato da Motorola dovrebbe arrivare sul mercato nel mese di maggio, con un prezzo di circa 40 euro. Considerando quanto il MA1 aveva già semplificato la vita agli utenti Android Auto, tale nuova generazione promette di rendere ancora più immediata l’esperienza di collegamento wireless, con qualche dettaglio pensato proprio per rispondere alle esigenze quotidiane di chi passa ore al volante.
Android Auto sta per fare un passo in avanti che molti utenti aspettavano da tempo. Dopo mesi di piccoli indizi nascosti nel codice e rumor sparsi, cominciano a emergere segnali concreti. Secondo quanto emerso, presto sarà possibile gestire la radio dell’auto dall’interfaccia di Android Auto. Si tratta di un controllo del sintonizzatore integrato, come se macchina e smartphone parlassero la stessa lingua. A rivelarlo sono alcune stringhe scovate nell’ultima versione dell’app. Messaggi come “Search for stations” o “There are no stations available right now” lasciano intendere che Google stia preparando una scheda Radio completa. Dove cercare stazioni, salvare preferiti e cambiare canale senza mai distogliere lo sguardo dalla guida. E non si tratta di un’integrazione superficiale. Il codice mostra riferimenti all’HD Radio, la versione digitale delle stazioni analogiche già molto diffusa in Nord America. Ciò fa pensare che Google stia puntando a una soluzione solida, capace di dialogare davvero con l’hardware dei veicoli compatibili.
Android Auto cambia e si integra con la radio integrata sulle auto
Per chi oggi ascolta la radio su Android Auto, la situazione è frammentata: app di terze parti e streaming occupano il ruolo principale. Ma l’arrivo di un controllo nativo potrebbe cambiare tutto. Ciò integrando tutto in un’unica interfaccia, senza passaggi inutili, senza aprire altre app. Le novità non finiscono qui. Il codice suggerisce anche l’arrivo di funzionalità video, anche se al momento non ci sono date precise. È evidente che Google vuole trasformare Android Auto in una piattaforma completa, dove musica, radio e intrattenimento convivono senza interruzioni.
Considerando quanto detto, in molti ci si chiedono quando si vedrà tutto ciò in azione? Per ora è possibile solo osservare i segnali, leggere le stringhe nel codice e immaginare come sarà la guida con Android Auto che gestisce tutto, dalla musica alla radio, in modo fluido e integrato. Se confermata, tale funzione potrebbe diventare uno dei cambiamenti più significativi per la piattaforma negli ultimi anni.
Gemini su Android si trasforma in qualcosa di più vicino a un assistente domestico digitale: non più solo risposte, ma vere e proprie azioni eseguite al posto dell’utente. Dal palco del Galaxy Unpacked è arrivata la dimostrazione pratica di una funzionalità “agente” che permette di affidare a Gemini compiti composti da più passaggi, lasciando all’assistente il compito di coordinare le varie azioni dentro le app già presenti sul telefono. È la promessa di un’esperienza più fluida: si preme a lungo il tasto di accensione, si formula la richiesta vocale e, mentre lo smartphone resta liberamente utilizzabile, Gemini lavora in background per portare a termine la missione richiesta.
Come funziona Gemini su Android: ecco alcuni esempi pratici
Nel demo sono comparsi scenari concreti: dalla prenotazione di un passaggio con un servizio di ride sharing all’ordine degli ingredienti per una cena tramite piattaforme di consegna come DoorDash o InstaCart. L’idea è semplice ma ambiziosa: Gemini apre le app compatibili in una finestra virtuale dedicata, esegue i passaggi necessari — ricerca, selezione, conferma — e notifica in tempo reale l’avanzamento. L’utente mantiene il controllo: si può osservare cosa sta succedendo, intervenire manualmente in qualsiasi momento o interrompere l’operazione. In pratica, l’assistente fa il lavoro sporco ma non prende decisioni definitive senza dare visibilità delle azioni intraprese. È un equilibrio studiato per essere immediato e, si spera, pratico nella quotidianità.
Gemini si basa sulla privacy
Google ha posto grande attenzione alla privacy e ai confini d’azione di Gemini: l’esecuzione delle operazioni avviene in una sandbox, una finestra virtuale che limita l’accesso al sistema e consente all’assistente di operare solo sulle app supportate, evitando accessi indiscriminati ai dati del dispositivo. La funzione arriverà inizialmente come beta all’interno dell’app Gemini su una selezione di modelli: tra questi i nuovi Samsung Galaxy S26 (S26, S26+, S26 Ultra) e i più recenti Pixel. La distribuzione geografica sarà inizialmente ristretta, con disponibilità annunciata per alcuni mercati, mentre l’estensione globale resterà da definire.
Poco X8 Pro non è ancora arrivato sul mercato ma ormai il tempo sta per scadere, oggi vi portiamo alcuni dettagli in più che non rappresentano delle semplici indiscrezioni bensì sono elementi reali che preannunciano le caratteristiche del dispositivo, sul web sono arrivate infatti le prime immagini della confezione ufficiale del modello Pro che oltre a suggerire un arrivo ormai imminente ci dà delle conferme definitive su quelle che sono le specifiche tecniche.
La confezione
Osservando l’immagine, notiamo ovviamente la scatola di vendita con tinte di nero e giallo che racchiude all’interno un dispositivo con ancora la pellicola di protezione che però mette in risalto alcune specifiche tecniche, ovviamente le più importanti, sappiamo dunque che il dispositivo godrà di un processore MediaTek Dimensity 8500 Ultra, alimentato da una batteria da 6500 mAh che supporta la ricarica rapida addirittura a 100 W hyper charge.
Più esternamente avremo un display AMOLED da circa 6,59 pollici e risoluzione 1,5K con frequenze di aggiornamento a 120 Hz, posteriormente invece avremo sicuramente un sensore fotografico da 50 megapixel con sistema di stabilizzazione ottica dell’immagine OIS,.
Secondo le più recenti indiscrezioni trapelate online il dispositivo dovrebbe arrivare in India all’incirca intorno metà marzo 2026, per quanto riguarda invece il mercato globale ancora non ci sono informazioni ma è lecito attendersi un arrivo qualche mese dopo il lancio all’interno del mercato indiano, ulteriori voci suggeriscono che il dispositivo potrebbe chiamarsi Redmi Turbo 5, da sempre effettivamente il brand rappresenta il nome internazionale per i dispositivi POCO.
Non rimane dunque che attendere l’arrivo ufficiale dei device in India, che ovviamente toglieranno il velo definitivo su entrambi i dispositivi, dal momento che dovrebbe arrivare anche una versione Pro Max con un display leggermente più grande è dotato di caratteristiche tecniche superiori sotto ogni punto di vista, parliamo infatti di un processore più potente, memorie più veloci e anche un sistema fotografico più avanzato.
Google Pixel: registrazione chiamate nativa disponibile in Italia, ecco come attivarla
Registrazione nativa delle chiamate sui Google Pixel disponibile anche in Italia. Nessuna sorpresa: si tratta della funzionalità annunciata a livello globale in ottobre e che ora arriva ufficialmente nel paese con possibilità di personalizzazione. L’introduzione permette di registrare le conversazioni direttamente dal sistema operativo, con la garanzia che l’interlocutore venga avvisato al momento della registrazione. È stata necessaria pazienza, ma adesso la funzione è attiva e pronta all’uso su dispositivi compatibili.
Cosa cambia per gli utenti Pixel
La novità più evidente è che la registrazione delle chiamate è ora integrata nella UI di gestione chiamate dei Google Pixel. Non serve più ricorrere ad app esterne o a soluzioni di terze parti. In pratica si trova l’opzione direttamente nella schermata della chiamata, con tasti chiari e una notifica sonora che avvisa l’altra parte quando la registrazione parte. Le impostazioni consentono di scegliere quando registrare, se farlo sempre o solo con numeri non in rubrica e come conservare i file. Questo approccio semplifica l’uso quotidiano e riduce i rischi legati ad app non certificate, mantenendo però un occhio attento alla trasparenza verso l’interlocutore.
Privacy, opzioni personalizzabili e tempistiche
La questione privacy rimane centrale. La funzione avvisa l’altra persona proprio per rispettare le normative e per mantenere chiara la responsabilità dell’utente. Le opzioni personalizzabili permettono di gestire il comportamento della registrazione secondo preferenze personali. Si può, ad esempio, limitare la registrazione a numeri specifici oppure scegliere dove salvare le registrazioni. Google ha spiegato che l’attivazione è parte di un rollout progressivo: la funzione è stata mostrata durante l’annuncio globale in ottobre e per l’Italia si è attesa la disponibilità ufficiale da febbraio. Questo calendario lascia intuire che la distribuzione è stata calibrata per garantire conformità legale e stabilità del servizio.
Qualche considerazione pratica. Per usare la funzione basta verificare le impostazioni del telefono nella sezione chiamate e concedere i permessi necessari. Le registrazioni restano sotto il controllo dell’utente, che può decidere di cancellarle o condividerle. Rimane però la regola più importante: utilizzare la registrazione sempre in maniera responsabile e nel rispetto delle leggi vigenti. Chi gestisce dati sensibili dovrà prestare particolare attenzione alle policy aziendali e alle norme sulla protezione dei dati.
La comparsa della registrazione nativa delle chiamate sui Google Pixel segna un passaggio significativo per chi preferisce strumenti integrati e facili da usare. Non è un elemento rivoluzionario di per sé, ma semplifica la vita quotidiana e aumenta la trasparenza nelle comunicazioni telefoniche. Chi avrà necessità di registrare conversazioni professionali o personali ora può farlo in modo più diretto, con controlli e avvisi pensati per tutelare tutte le parti coinvolte.
Come di consueto Google continua a lavorare in modo costante ai propri strumenti offerti all’interno di Android, con la presentazione da parte di Samsung dei nuovi smartphone della linea Galaxy, l’azienda accolto l’occasione per integrare all’interno di cerchia e cerca una funzionalità aggiuntiva che rende lo strumento decisamente più potente, poiché in grado di cercare contemporaneamente una molteplicità di elementi presenti sullo schermo, grazie alle funzionalità potenziate dai nuovi modelli Gemini.
Ricerca multi elemento e Gemini
Nello specifico BigG ha sfruttato l’arrivo di Galaxy S26 per annunciare un potenziamento decisamente corposo di cerchia e cerca che adesso permetterà agli utenti di esplorare una molteplicità di elementi contemporaneamente tra quelli presenti all’interno di un’immagine, il nuovo aggiornamento infatti fornirà più risultati visivi a partire da una singola ricerca, di conseguenza gli utenti potranno analizzare nel dettaglio tutti i singoli elementi che compongono un’immagine, tale strumento ad esempio troverà largo utilizzo all’interno della moda dal momento che sarà possibile analizzare pezzo per pezzo un outfit ma in contemporanea, il software infatti scomporrei il look ed identificherà ogni singolo elemento.
Un’altra funzionalità che arriva in concomitanza della presentazione di S26 è la funzionalità Try It on, questa opzione consente in termini pratici di cerchiare un elemento che costituisce un outfit per poterlo selezionare e per poterlo provare in modo virtuale su se stessi, vi basterà infatti seguire tale procedura, selezionare il pulsante dedicato per poter procedere senza problemi, tra le funzionalità però non è ancora disponibile qui in Italia.
Si tratta dunque di nuove funzionalità che arricchiscono in modo importante la feature di Google migliorandone l’esperienza d’uso, dietro tutto questo c’è il potenziale garantito da Gemini liberato soprattutto con il modello di terza generazione lo scorso novembre, il modello in questione riesce infatti ad elaborare un piano su più fasi che restituisce dei risultati decisamente migliori per ciascun elemento mostrato a schermo.



