Lo Shargeek 100 è uno di quei power bank che si nota subito. Non tanto per le dimensioni, comunque importanti, quanto per il design trasparente che lascia intravedere componenti, circuiti e display frontale. È un’estetica particolare, lontana dai classici power bank anonimi da zaino, e per questo può piacere molto oppure risultare un po’ eccessiva.
Al di là dell’aspetto, però, il punto vero è un altro: ha senso spendere circa 191 euro per un power bank da 25.600 mAh quando online si trovano alternative molto più economiche? La risposta dipende da cosa si cerca. Qui non si paga solo la capacità, ma anche una dotazione più completa, con display IPS, porta DC regolabile, USB-C ad alta potenza e una gestione della ricarica decisamente più avanzata rispetto ai modelli base.
L’ho usato per circa una settimana tra scrivania, zaino, campo di tiro e qualche spostamento in auto. La sensazione è che lo Shargeek 100 non sia pensato per chi vuole semplicemente ricaricare lo smartphone ogni tanto, ma per chi cerca un power bank più versatile, capace di alimentare anche notebook, accessori e dispositivi più esigenti. Resta un prodotto costoso e dal design divisivo, ma tecnicamente ha parecchio da dire. Attualmente è disponibile sul sito ufficiale.
Unboxing
La scatola è compatta, rigida, con una finitura esterna che trasmette subito una sensazione di prodotto curato. Quando la apri, il power bank è lì al centro, avvolto in una pellicola protettiva sottile, circondato da inserti in cartone sagomato che lo tengono fermo senza sprechi di spazio. Non è uno di quei prodotti che arrivano soffocati in sacchetti di plastica e carta velina accartocciata.
Dentro la confezione trovi lo Shargeek 100, un cavo USB-C da 100W corto circa trenta centimetri, un foglio di adesivi decorativi per il display e la documentazione multilingua. La dotazione è onesta ma non generosa. Il cavo incluso è breve per scelta progettuale: serve per collegare il power bank al proprio caricabatterie a parete, non per caricare i dispositivi in mobilità stando comodi sul divano. Chi si aspetta un cavo lungo per collegare il MacBook mentre si cammina per casa rimarrà un po’ deluso.
Gli adesivi per il display, invece, mi hanno sorpreso. All’inizio sembrano un vezzo da marketing, una trovata per il target più giovane. Poi ti rendi conto che il display del pannello IPS ha uno sfondo personalizzabile, e Sharge include un assortimento di opzioni: panda, smile, icone varie. Ho messo il panda e lo ammetto senza troppa vergogna. Quando il power bank è in carica, il pandino “guarda” il processo con la sua aria sorniona. È irrazionale apprezzarlo, ma funziona nell’estetica complessiva del prodotto.

La qualità percepita all’apertura è alta. Non altissima quanto ci si aspetterebbe da un prodotto oltre i 190 euro, ma solida. Nessun elemento traballante, nessun coperchio che scricchiola. Il dispositivo in mano dà subito la sensazione di essere ben bilanciato, anche se il peso si fa sentire da subito: siamo intorno ai 600 grammi, e la prima volta che lo prendi ti aspetti qualcosa di più leggero rispetto a quello che ti trovi tra le mani.
Design e costruzione
Parliamoci chiaro: il design è il punto di partenza di tutto. È la ragione per cui molta gente cerca questo prodotto online, è la prima cosa che cattura l’attenzione quando lo vedi nella foto. E in questo senso lo Shargeek 100 non delude.
Il corpo è in policarbonato trasparente, quel tipo di materiale che a prima vista sembra fragile ma che in realtà ha una resistenza rispettabile. Le otto celle Samsung 18650 sono visibili, disposte in due file da quattro, e sopra di esse c’è la scheda di controllo con i suoi condensatori, le sue resistenze, i microcontrollori. Guardare dentro è quasi come guardare dentro a un computer miniaturizzato: c’è qualcosa di soddisfacente in questa trasparenza costruttiva, nel fatto che il produttore non abbia paura di mostrare cosa c’è dentro.
Sul tavolo di lavoro, tra MacBook e monitor, lo Shargeek 100 ci sta bene in modo inaspettato. Non fa brutto come quasi tutti i power bank neri e opachi che sembrano mattoni anonimi. Ha una sua presenza estetica che lo rende quasi un oggetto decorativo oltre che funzionale. Sul serio: è uno dei pochissimi accessori tech di cui non mi vergogno quando ho ospiti in ufficio.
Poi c’è il rovescio della medaglia, che è il peso. Seicento grammi si sentono. Non è un problema quando è nello zaino insieme al laptop, dove il peso si distribuisce insieme agli altri oggetti. Diventa un fattore quando è nello scomparto laterale di uno zaino leggero, o quando lo tieni in mano per qualche minuto mentre aspetti qualcosa. Non è un power bank da tasca dei pantaloni, questo è certo, e chiunque stia valutando l’acquisto deve partire da questo dato concreto.
Le porte sono tutte concentrate su un solo lato corto: da sinistra verso destra si trovano la USB-C1 da 100W, la USB-C2 da 30W, la USB-A da 18W e la porta DC con connettore barrel da 5,5×2,5mm. Sull’altro lato corto ci sono il pulsante di accensione e il display IPS. Una distribuzione ragionevole: avere tutti i connettori sullo stesso lato facilita molto la gestione dei cavi quando si caricano più dispositivi insieme, evita il groviglio che si crea con le porte sparse su lati diversi.
La finitura della plastica è buona ma non eccezionale. Graffi superficiali arrivano abbastanza facilmente, e dopo una settimana di utilizzo quotidiano qualche piccolo segno era già comparso nella zona posteriore. Niente di grave, ma chi è meticoloso con il proprio equipaggiamento potrebbe valutare una custodia protettiva. Sharge ne vende una accessoria, non è inclusa.
Lo Shargeek 100 è sostanzialmente il successore diretto del vecchio Storm 2, ritirato dal mercato: stessa architettura di base, stesso design trasparente, stesse celle Samsung 18650. Le differenze sono principalmente di naming e di alcune revisioni minori al firmware e alla gestione del display, non un riprogetto da zero.
| Caratteristica | Shargeek Storm 2 | Shargeek 100 |
|---|---|---|
| Nome commerciale | Shargeek Storm 2 / Storm² | Shargeek 100 |
| Stato | Ritirato dal mercato | Attuale, in vendita |
| Capacità | 25.600 mAh / 93,5 Wh | 25.600 mAh / 93,5 Wh |
| Celle | Samsung 18650 | Samsung 18650 |
| Uscita massima USB-C1 | 100W | 100W |
| Display | IPS 1,14″ con metriche base | IPS 1,14″ con gestione avanzata e personalizzazione adesivi |
| Porta DC regolabile | Sì, 3,3~25,2V / 75W | Sì, 3,3~25,2V / 75,6W |
| Protocolli | PD 2.0/3.0, QC 3.0, PPS, FCP | PD 2.0/3.0, QC 4+, PPS, FCP, SCP, AFC |
| Airline-safe | Sì | Sì (stampato sulla scocca) |
| Garanzia | 1 anno | 2 anni |
| Prezzo lancio | ~229$ / ~219€ | 191€ (sito ufficiale) |
La differenza più concreta, al di là del nome: lo Shargeek 100 aggiunge il Quick Charge 4+ tra i protocolli supportati, porta la garanzia a due anni e il display è stato leggermente aggiornato nella UI. Il prezzo di listino è inoltre sceso rispetto al vecchio Storm 2 al lancio. Chi cerca un’unità usata del vecchio Storm 2 a prezzo ridotto troverà prestazioni praticamente identiche, ma niente aggiornamenti firmware futuri e garanzia residua da verificare.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Nome prodotto | Shargeek 100 (già Storm 2) |
| Capacità nominale | 25.600 mAh |
| Energia nominale | 93,5 Wh |
| Celle | 8× Samsung 18650 Li-ion |
| Display | IPS 1,14″, bassa riflessività, personalizzabile |
| USB-C1 | 100W max in ingresso e in uscita (PD 2.0/3.0, PPS, QC 4+) |
| USB-C2 | 30W max in uscita (PD, QC 3.0) |
| USB-A | 18W max in uscita (QC 3.0, AFC, FCP) |
| Porta DC | 75,6W max, 3,3~25,2V regolabile, 3A, connettore 5,5×2,5mm |
| Uscita combinata C1+C2+A | Max 65W + 30W |
| Ricarica completa | Circa 90 minuti a 100W in ingresso |
| Protocolli supportati | PD 2.0/3.0, QC 3.0/4+, PPS, FCP, SCP, AFC, Apple 2.4A |
| Peso | ~600g |
| Pass-through | Disponibile con batteria oltre il 50% |
| Protezioni | Sovratensione, temperatura estrema, cortocircuito |
| Certificazione | Airline-safe (TSA, FAA, EASA) – 93,5 Wh < limite 100 Wh |
| Garanzia | 2 anni |
| Prezzo di listino | 191,08€ su sharge.com |
Componentistica interna
Dietro al guscio trasparente c’è una scelta progettuale ben precisa: otto celle Samsung 18650, le stesse che si trovano all’interno di molti laptop di fascia alta, disposte in due pacchi da quattro in configurazione serie-parallelo. Non è un caso che Sharge abbia scelto celle di un produttore specifico e noto, e che abbia scelto di renderle visibili: è una dichiarazione di qualità, quasi una firma sul prodotto.
Le Samsung 18650 sono tra le celle cilindriche più diffuse e collaudate nel settore consumer. Hanno un profilo di scarica stabile, una gestione termica prevedibile e una longevità nel tempo superiore a molte alternative economiche. Che ci siano esattamente queste, in questo power bank, e che le si possa vedere, è un elemento che in fase di acquisto ha il suo peso.
La scheda di controllo gestisce la distribuzione della potenza tra le quattro porte in modo dinamico. La cosa tecnicamente più rilevante è che la USB-C1 supporta sia l’ingresso che l’uscita fino a 100W: puoi ricaricare il power bank dalla stessa porta da cui poi carichi il MacBook. Non hai bisogno di un ingresso separato, non devi ricordarti quale porta è quale. Questo semplifica molto la vita quotidiana.
C’è però un dettaglio sul pass-through che vale la pena conoscere prima di trovarselo in faccia in un momento inopportuno. La ricarica simultanea, cioè la possibilità di caricare il power bank e un dispositivo esterno attraverso di esso nello stesso momento, funziona solo quando la carica residua interna supera il 50%. Scendi sotto quella soglia e il circuito smette di alimentare il dispositivo collegato, usando tutta la potenza disponibile per ricaricare prima se stesso. Comportamento logico dal punto di vista della gestione termica e della salute delle celle, ma che la prima volta che ti succede può sorprendere.
Il display IPS da 1,14 pollici è integrato nella scocca con cura. Lo schermo mostra in tempo reale la percentuale di carica residua, la potenza in uscita su ciascuna porta attiva, la temperatura interna delle celle e della scheda di controllo. Queste informazioni, nella pratica quotidiana, cambiano il modo in cui interagisci con il dispositivo. Non in modo astratto: proprio concretamente, quando vedi sul display che la porta USB-C1 sta erogando 65W verso il laptop e la USB-C2 sta dando 18W al telefono, hai un controllo sulla situazione che nessun altro power bank senza display ti offre.
La porta DC regolabile è forse il componente più di nicchia ma potenzialmente più utile per chi lavora con attrezzature che non usano USB. Il connettore barrel da 5,5×2,5mm è uno standard abbastanza diffuso, compatibile con moltissimi router 4G portatili, luci LED, alcune fotocamere reflex di generazione precedente, radio portatili, dispositivi audio professionali. La tensione è modificabile a step di 1V o 0,1V nel range tra 3,3 e 25,2V, con un massimo di 75,6W disponibili su questa porta.
Prestazioni e ricarica
Il claim dei 90 minuti per una ricarica completa è verificabile nella pratica. Con un caricabatterie GaN da 100W collegato alla USB-C1, la ricarica da vuoto a pieno si completa effettivamente intorno a quella soglia. Nei miei test ho misurato circa 93-95 minuti in condizioni di temperatura ambiente normale, con il power bank appoggiato su una superficie piana. Non è esattamente 90 minuti, ma la differenza è nell’ordine della tolleranza dichiarata e non ha impatto reale sull’uso.
Più interessante è capire come si comporta durante la scarica in condizioni reali. Lo Shargeek 100 dichiara fino a sette ricariche per un iPhone con uscita da 30W e circa 1,9 ricariche complete per un MacBook Pro a 96W. Nella pratica i risultati sono leggermente inferiori, il che è normale: l’efficienza di conversione da cella a dispositivo non è mai del 100%, e l’energia che arriva effettivamente al dispositivo è sempre una quota di quella nominale. Ho ottenuto circa sei cicli iPhone e un ciclo e mezzo MacBook nelle condizioni di utilizzo più realistiche.
Un appunto sul comportamento con porte multiple attive. Quando la USB-C1 eroga 100W verso un laptop esigente e contemporaneamente ci sono altri dispositivi collegati su USB-C2 e USB-A, la potenza sulla porta principale scende: la porta principale cede terreno per alimentare anche le altre. Il display in questa configurazione diventa lo strumento più utile del dispositivo: vedi in colpo d’occhio quanti watt stanno andando dove, e se qualcosa non quadra lo capisci subito senza dover fare calcoli.
La gestione termica è buona ma non invisibile. Dopo venti-venticinque minuti di erogazione a piena potenza verso un MacBook, la scocca trasparente nella zona della scheda di controllo (quella in alto, quella con i condensatori più grandi) si scalda in modo chiaramente percepibile al tatto. La temperatura rilevata internamente dal sensore integrato, visibile sul display, oscillava tra 38 e 44 gradi Celsius durante i test più intensi. Dentro i limiti normali per questo tipo di dispositivo, ma vale saperlo se pensi di usarlo a lungo a piena potenza.
Un comportamento interessante che ho notato: nelle sessioni di ricarica prolungate ad alta potenza, il sistema gestisce autonomamente dei piccoli aggiustamenti della potenza erogata per mantenere le temperature sotto controllo. Lo si vede sul display, dove la cifra dei watt fluttua leggermente. Non è un problema, è il circuito di protezione che fa il suo lavoro.
Test sul campo
Partiamo dal contesto: una settimana di utilizzo intenso, mix di scrivania, mobilità urbana e qualche uscita. Non ho strumenti di misura da banco. Ho usato questo power bank come lo userei davvero, in scenari reali, e ho annotato quello che succedeva.
Il primo giorno l’ho caricato completamente e poi l’ho messo nello zaino senza collegare nulla, come test di standby. Volevo capire quanto reggeva fermo. Dopo ventiquattr’ore la perdita era di circa due-tre punti percentuali, praticamente nulla. Bene.
Il secondo giorno è cominciato sul serio. MacBook in carica via USB-C1, iPhone su USB-C2, Insta360 GO 3S sulla USB-A. Tre dispositivi, tre cavi, tutto attaccato insieme. Il display mostrava una distribuzione in tempo reale: circa 65W verso il laptop, 18-20W verso il telefono, una decina di watt verso la actioncam. Il power bank era tiepido ma gestibile. Dopo un’ora e mezza di uso combinato aveva perso circa il 35% di carica. Un consumo onesto, considerato che nel frattempo aveva portato il MacBook da metà a pieno e l’iPhone da scarico a carico.
Il terzo giorno il test che interessava di più: ricarica del MacBook Pro da zero, senza altro collegato, USB-C1 al massimo. Il laptop ha cominciato la ricarica a 96W, poi man mano che la batteria del laptop saliva la potenza si assestava su valori leggermente inferiori, come previsto dal protocollo PD. Lo Shargeek 100 ha portato il MacBook al 100% e aveva ancora circa il 28-30% di energia residua. Quasi due cicli completi, il che nella pratica significa che con questo power bank in zaino posso lavorare una giornata intera lontano dalle prese senza troppa ansia.
Una sera ho portato tutto al campo di tiro. Sessione con l’arco, poi una mezz’ora a smontare attrezzatura mentre Anubi presidiava le borse con la sua aria da pastore belga Groenendael convinto di avere un ruolo ufficiale nella cosa. Ho usato lo Shargeek 100 per tenere l’iPhone carico mentre ascoltavo musica durante la sessione. Funzione banale, ricarica stabile intorno ai 25-27W, nessun problema. Il power bank stava in un taschino laterale dello zaino senza disturbare.
Il momento tecnico più interessante è stato quando ho collegato un router 4G portatile tramite la porta DC, impostando 12 volt stabili. Il display ha confermato immediatamente la tensione impostata e la potenza effettiva in erogazione. Il router ha funzionato senza problemi per tutta la sessione, che è durata circa due ore. Non ho provato tensioni molto diverse da 12V perché non avevo altri dispositivi che le richiedessero, ma il sistema di regolazione si è dimostrato intuitivo: tieni premuto il pulsante, entri in modalità DC, regoli la tensione con pressioni brevi, confermi. Tre passaggi, nessuna complicazione.
Ho fatto anche quello che chiamo il test dell’imbarazzo pubblico: ho tirato fuori lo Shargeek 100 in un bar, sul tavolo, mentre aspettavo. Un tipo al tavolo accanto lo ha guardato, ha aspettato qualche secondo, poi ha chiesto cosa fosse. Non mi era mai successo con nessun altro power bank in anni di utilizzo. È un dato irrilevante ai fini pratici ma dice qualcosa sull’effetto che questo dispositivo produce.
L’unico momento in cui il comportamento non è stato del tutto lineare: una sera, con il power bank intorno al 45% di carica, ho collegato contemporaneamente l’alimentatore GaN a 100W e il MacBook. Mi aspettavo il pass-through, ma il sistema ha privilegiato la ricarica del power bank stesso, senza alimentare il laptop. Poi ho ricordato della soglia del 50%: sotto quella cifra il circuito non fa pass-through. In quel momento avevo il 45%. Bastava aspettare cinque minuti che salisse e tutto tornava nella norma. Ma la prima volta che succede, se non sai della soglia, può disorientare.
Approfondimenti
Il display IPS: la vera sorpresa di tutto il prodotto
Quando ho visto le prime foto online pensavo che il display fosse un gadget. Uno di quei dettagli che sembrano fighi nelle specifiche e poi nella pratica usi due volte in tre mesi. Mi sbagliavo di misura.
Lo schermo IPS da 1,14 pollici è a bassa riflessività, si legge bene sia al buio che in piena luce, e il contenuto che mostra è genuinamente utile. Non è una questione di qualità dello schermo in sé (che è buona ma non eccezionale per un display così piccolo): è una questione di cosa ti mostra. Vedere in tempo reale quanti watt stanno andando verso il laptop e quanti verso il telefono, con la percentuale di carica del power bank sempre in primo piano, è un’informazione che cambia il modo in cui gestisci la ricarica. Tutti gli altri power bank, quelli senza display, diventano improvvisamente ciechi per confronto.
La temperatura interna è sempre visibile. Se durante un uso intenso noti che il valore sale verso i 45 gradi, puoi decidere di staccare temporaneamente un dispositivo e aspettare che la situazione termica si stabilizzi. Non è un allarme che ti impedisce di usarlo, è un’informazione che ti permette di prendere decisioni consapevoli. Per chi lavora con attrezzatura costosa e preferisce non correre rischi, questo ha un valore reale.
Lo schermo non è sempre acceso: si attiva quando tocchi il pulsante o quando colleghi un cavo, resta acceso una trentina di secondi e poi si spegne da solo. La gestione del risparmio energetico è calibrata bene: non perde energia inutilmente ma è sempre pronto a mostrare i dati quando serve. Qualche volt in meno di efficienza rispetto a un power bank senza display? Probabilmente sì, ma non in modo misurabile nella pratica quotidiana.
Gli adesivi per la personalizzazione del pannello sfondo sembravano inutili finché non li ho provati. Lo schermo ha uno spazio dietro il display dove puoi inserire l’adesivo decorativo di tua scelta. Infantile? Forse. Ma in un prodotto che punta sull’estetica, la possibilità di personalizzare anche questo dettaglio si inserisce coerentemente nel progetto complessivo.
La porta DC regolabile: per chi sa cosa farsene
Diciamolo subito: questa porta non è per tutti. Chi non sa cosa sia un connettore barrel da 5,5×2,5mm probabilmente non la toccherà mai. E va bene così, non è un limite del prodotto, è una funzionalità di nicchia che aggiunge valore per un segmento preciso di utenti senza togliere nulla agli altri.
Per chi invece ha device che richiedono alimentazione a tensioni specifiche fuori dallo standard USB, questa porta è una rarità nel panorama dei power bank consumer. Router 4G portatili, alcune fotocamere con alimentazione esterna, dispositivi audio professionali, strumenti di misura, radio portatili, sistemi di illuminazione LED da campo: tutto ciò che accetta una tensione tra 3,3 e 25,2V con un connettore barrel standard può potenzialmente essere alimentato da questo power bank.
La regolazione funziona con due livelli di precisione: step da 1 volt per aggiustamenti grossolani, step da 0,1 volt per quelli fini. Il display mostra sempre la tensione impostata e la potenza effettiva in erogazione in tempo reale. Fino a 75,6W disponibili su questa porta, una cifra che la rende competitiva anche per usi più esigenti rispetto alla semplice alimentazione di un router.
L’interfaccia di regolazione si impara in un minuto: tieni premuto il pulsante di accensione per entrare in modalità DC, usi le pressioni brevi per navigare tra tensione e step di regolazione, confermi. Nessun menu complicato, nessuna app da scaricare. La logica è diretta e funzionale.
Un avviso pratico: il connettore DC incluso è standard, ma non tutti i cavi barrel sono uguali in termini di qualità. Se usi cavi di scarsa qualità la potenza massima disponibile può scendere. Stessa regola che vale per i cavi USB-C, applicata a un connettore diverso.
Tre dispositivi insieme: i watt reggono davvero?
La risposta breve è sì, con alcune precisazioni che vale la pena conoscere prima di trovarsi in situazione.
Quando la USB-C1 funziona insieme a USB-C2 e USB-A, la distribuzione della potenza non è semplicemente la somma delle massime singole. La capacità totale di uscita si redistribuisce tra le porte attive. In pratica: la USB-C1 scende da 100W verso valori intorno ai 65W, la USB-C2 mantiene fino a 30W, la USB-A resta sui 18W. Il totale combinato disponibile non supera circa 95-100W complessivi.
Nella pratica concreta che ho vissuto: laptop che si carica più lentamente del solito, ma si carica. Smartphone su USB-C2 che riceve 25-27W costanti, quindi resta su tempi di ricarica rapida accettabili. Dispositivo minore su USB-A, come la Insta360 o un paio di cuffie, che riceve la sua quota senza problemi.
Il display diventa lo strumento indispensabile in questa configurazione a tre. Puoi vedere in colpo d’occhio se qualcosa ha smesso di caricare, se una porta ha perso la negoziazione con il suo dispositivo, se la distribuzione non corrisponde a ciò che ti aspetti. È il tipo di trasparenza operativa che, una volta che ce l’hai, ti manca ogni volta che usi un power bank senza display.
Un dettaglio che ho verificato: quando stacchi uno dei tre dispositivi, la potenza non si redistribuisce automaticamente tutta sulla porta rimasta libera. Ci vuole qualche secondo perché il circuito rinegozia. Sul display vedi il valore fluttuare brevemente, poi si stabilizza. È un comportamento normale, non un difetto.
Calore, sicurezza e gestione termica
Su questo punto preferisco essere diretto piuttosto che rassicurante, perché è un aspetto che alcune recensioni tendono a minimizzare e che invece merita attenzione.
Lo Shargeek 100 si scalda, e si scalda in modo percepibile quando è sotto carico pesante prolungato. La zona della scheda di controllo (il pannello superiore, quello con i componenti elettronici visibili) raggiunge temperature chiaramente avvertibili alla mano dopo venti minuti di erogazione a piena potenza. Non al punto da scottare, non al punto da causare problemi, ma non è una cosa che passa inosservata.
Il sensore interno registrava picchi tra 42 e 46 gradi Celsius nelle sessioni di test più intense. Entro i limiti previsti dai protocolli di sicurezza per questo tipo di dispositivo, ma non trascurabile. Le protezioni integrate funzionano correttamente: durante un test prolungato a piena potenza il sistema ha ridotto autonomamente la potenza erogata di qualche watt senza interrompere la ricarica, mantenendo la situazione termica sotto controllo in modo trasparente.
Un consiglio pratico derivato dall’esperienza diretta: tenerlo su una superficie che respira quando è sotto carico pesante. Non sigillato in una custodia chiusa, non infilato in un taschino interno di uno zaino mentre eroga 100W. La plastica trasparente dissipa meglio del niente, ma ha comunque bisogno di aria intorno per funzionare al meglio. Nello zaino con gli altri oggetti, in situazione statica, non è un problema. Nella custodia del laptop chiusa mentre il laptop è in carica, invece, la temperatura sale più rapidamente.
Protocolli di ricarica e compatibilità con i dispositivi
La lista dei protocolli supportati è ampia e copre praticamente qualsiasi scenario moderno: PD 2.0 e 3.0, Quick Charge 3.0 e 4+, PPS, FCP, SCP, AFC. In pratica questo significa che è compatibile con quasi qualsiasi smartphone o laptop degli ultimi cinque anni, indipendentemente dal produttore.
Ho caricato l’iPhone via PD senza problemi, vedendo sul display i 27-29W attesi. Ho caricato un tablet Android via QC 3.0, con valori in linea con le specifiche del dispositivo. Il MacBook Pro ha negoziato i 96W via PD 3.0 senza la minima esitazione. L’Insta360 GO 3S sulla USB-A ha ricevuto la sua quota senza problemi. Nessuna incompatibilità riscontrata nei test.
Un aspetto che il display rende immediatamente evidente, e che vale come avvertimento pratico: la qualità del cavo conta tantissimo. Se utilizzi un cavo USB-C economico invece di uno certificato per 100W, la potenza massima disponibile crolla drasticamente, a volte fino a 18W o meno. In questo senso avere il display è un vantaggio concreto: se la cifra mostrata sembra inspiegabilmente bassa, il primo posto dove guardare è il cavo, non il power bank.
Il cavo incluso nella confezione è buono e certificato, ma è corto. Per la connessione laptop-power bank in sessioni di lavoro mobile, dove spesso hai i due dispositivi a distanza di mezzo metro uno dall’altro, è meglio avere un cavo aggiuntivo da 100W di buona qualità lungo almeno un metro.
Portabilità e vita quotidiana: il peso è tutto
Seicento grammi. Questa è la cifra da cui parte qualsiasi valutazione d’acquisto, e sarebbe un errore non farne il punto centrale della decisione.
Lo Shargeek 100 non è un power bank da tasca, non è qualcosa che si porta dietro facilmente senza uno zaino o una borsa. È un dispositivo da zaino da lavoro, da borsa laptop, da setup nomade serio. Per chi usa già uno zaino con un computer da quindici pollici dentro, un secondo schermo portatile e tutto il resto dell’arsenale da nomade digitale, seicento grammi aggiuntivi si sentono ma si assorbono nella logica complessiva del carico. Per chi invece vuole qualcosa di leggero da portare all’università o in giro per la città con lo smartphone, questo non è il prodotto giusto, e comprarlo aspettandosi portabilità assoluta porta a delusioni.
La forma è rettangolare, sufficientemente compatta per la sua capacità. Ci entra senza problemi nella tasca laterale di uno zaino standard da venti litri. Nella tasca frontale di molti zaini da laptop ci sta anche, anche se dipende dalle dimensioni specifiche dello zaino. Nello zaino che uso per il campo di tiro, uno zaino da trenta litri con scomparti separati, il power bank occupa uno spazio ragionevole senza impedire di portare tutto il resto.
Il fatto che sia trasparente aiuta anche in senso pratico: quando è parzialmente visibile attraverso la rete laterale di una borsa, lo stato del display ti dice a colpo d’occhio se è in carica o no senza dover tirare fuori nulla. Piccolo vantaggio operativo, ma vantaggio.
Sicurezza aerea e il numero 93,5 Wh
Il limite imposto da TSA, FAA e EASA per i power bank in cabina su quasi tutte le compagnie aeree è di 100 Wh. Lo Shargeek 100 ha una capacità nominale di 93,5 Wh, con un margine di 6,5 Wh rispetto alla soglia. Sharge ha progettato la capacità dell’unità deliberatamente per stare sotto quel limite, e lo riporta chiaramente sulla scocca con la scritta “Airline Safe” stampata direttamente sul dispositivo.
Non ho viaggiato in aereo con questo power bank durante il periodo di test, quindi non posso raccontare per esperienza diretta come va il passaggio ai controlli. Però c’è un fattore da considerare che nelle discussioni online viene spesso citato: un power bank con circuiti completamente visibili, celle esposte e condensatori in bella mostra potrebbe attirare più attenzione al controllo raggi X rispetto a un prodotto nero e opaco. Le autorità aeroportuali sono abituate a vedere power bank di ogni tipo, e il guscio trasparente non è intrinsecamente un problema, ma avere la certificazione fisicamente stampata sul dispositivo aiuta in caso di domande.
Pregi e difetti
Pregi:
- Il display IPS non è un gadget: è uno strumento che cambia concretamente il modo in cui gestisci la ricarica, con dati in tempo reale su potenza, temperatura e distribuzione tra le porte
- La porta DC regolabile fino a 75W apre scenari d’uso che nessun altro power bank consumer offre a questa fascia di prezzo
- 100W sia in ingresso che in uscita: ricarica completa in circa 95 minuti reali, MacBook Pro a pieno più di una volta e mezza
- Otto celle Samsung 18650 certificate, scelta costruttiva trasparente (anche letteralmente) che trasmette fiducia sulla qualità interna
- Certificazione airline-safe stampata sulla scocca, 93,5 Wh sotto il limite di 100 Wh delle principali autorità aeronautiche
Difetti:
- Seicento grammi di peso: non è per tutti, bisogna avere le idee molto chiare su come e dove si usa
- Si scalda in modo chiaramente percepibile sotto carico pieno prolungato, soprattutto nella zona della scheda di controllo
- La plastica trasparente si graffia con facilità: dopo una settimana di uso quotidiano qualche segno era già comparso
- Il cavo incluso è corto per scelta progettuale, utile per la ricarica del power bank ma non per l’uso mobile
- Il prezzo, che sul sito ufficiale è già significativo a 191 euro, su Amazon può salire a 230-240 euro
Prezzo e posizionamento
Il prezzo di listino è 191,08 euro sul sito ufficiale di Sharge, con spedizione calcolata separatamente per l’Italia. Su Amazon Italia il prodotto gira stabilmente tra i 230 e i 240 euro, e la differenza non è banale: una quarantina di euro in più per acquistare da un marketplace con politiche di reso più semplici è una scelta comprensibile, ma vale sapere che acquistando direttamente si risparmia in modo significativo.
Per contestualizzare la cifra: 191 euro comprano un power bank con display IPS reale e funzionale, porta DC regolabile fino a 75W, 100W sia in ingresso che in uscita, otto celle Samsung di prima scelta e un design che difficilmente passa inosservato. Non trovi tutto questo insieme, a questa fascia, con altrettanta facilità. La porta DC regolabile da sola, per chi la usa davvero, può giustificare la scelta rispetto a qualsiasi alternativa più economica.
Chi cerca semplicemente capacità e ricarica rapida, senza particolari esigenze sulla porta DC e senza interesse per il display, può trovare prodotti altrettanto capaci sul fronte energetico spendendo considerevolmente meno. Lo Shargeek 100 costa anche il display, costa anche il design trasparente, costa anche la cura progettuale. Se quelle componenti non entrano nel tuo utilizzo quotidiano, il prezzo diventa meno difendibile.
Sharge fa promozioni periodiche, mediamente intorno al 10-15% di sconto. Prima di comprare a prezzo pieno vale la pena iscriversi alla newsletter o tenere d’occhio il sito nelle settimane intorno ai periodi promozionali più comuni.
Conclusioni
Alla fine di questa settimana di test, se qualcuno mi chiede se lo Shargeek 100 vale la pena, la risposta onesta è: dipende da chi sei e da come lavori.
Se passi le giornate tra laptop, smartphone, fotocamere, dispositivi da recensire e occasionalmente hai bisogno di alimentare attrezzatura fuori standard via porta DC, questo power bank è praticamente costruito per te. Il display non è un capriccio, è uno strumento. La trasparenza costruttiva non è solo estetica, è la dichiarazione di un approccio al prodotto che rispetta chi sa quello che vuole. Il pass-through, la gestione termica autonoma, la distribuzione intelligente della potenza: tutto si tiene in modo coerente.
Se invece cerchi qualcosa da buttare in borsa per caricare il telefono al volo, con peso contenuto e prezzo accessibile, questo non è il prodotto giusto. Né per peso né per prezzo né, in fondo, per filosofia.
Lo Shargeek 100 è un dispositivo da power user, costruito per power user, con un’estetica che divide ma con sostanza tecnica che convince. Uno di quei prodotti che, passata la prima settimana di utilizzo intenso, fatica a uscire dallo zaino per cedere il posto a qualcos’altro.


