Il processo contro uno dei responsabili di Zoowoman si è tenuto nelle scorse settimane in Spagna, e la vicenda ha tutti gli ingredienti per diventare un caso emblematico nel dibattito sul diritto d’autore e sulla conservazione del patrimonio cinematografico. Perché qui non si parla di pirateria nel senso classico del termine. Si parla di un sito che raccoglieva schede informative su film ormai fuori dal circuito commerciale, pellicole dimenticate dall’industria, e che per questo era diventato un punto di riferimento anche per università, ricercatori e studiosi del cinema.
Zoowoman era stato lanciato nel 2015 e non è più online da tempo. Non aveva alcuno scopo di lucro, almeno nelle intenzioni dichiarate. Funzionava come una sorta di archivio, un catalogo ragionato di opere audiovisive che nessuno distribuiva più. Eppure, nonostante queste premesse, la questione è finita in tribunale. E le conseguenze per l’unico imputato potrebbero essere piuttosto pesanti.
Cosa rischia El Feo e su cosa si basa l’accusa
L’imputato, conosciuto con il soprannome di El Feo, rischia due anni e mezzo di carcere e una multa che potrebbe arrivare fino a 870.000 euro come risarcimento danni. A chiedere la condanna è EGEDA, la società spagnola che gestisce il copyright delle opere audiovisive, guidata dal produttore cinematografico Enrique Cerezo, che è anche presidente dell’Atletico Madrid.
Ed è qui che la faccenda si fa interessante. Zoowoman non ospitava alcun contenuto video sui propri server. Nessun download, nessuno streaming diretto. Esistevano, questo sì, link esterni per la visione di circa 11.000 film, ma il portale in sé non distribuiva nulla. L’accusa si concentra piuttosto su circa 12.000 euro che El Feo avrebbe incassato nell’arco di quattro anni tramite YouTube, Patreon e PayPal, provenienti da progetti correlati. Secondo l’imputato, però, quel denaro non ha alcun legame con l’attività di Zoowoman.
C’è poi un altro nodo delicato. La difesa dovrà dimostrare che El Feo non era l’unico amministratore del sito, anche prima della sua uscita dal progetto avvenuta nel 2019. Il problema è che le autorità non hanno conservato i log degli accessi. Nel 2021, gli agenti hanno perquisito la sua abitazione, lo hanno arrestato e hanno sequestrato il suo telefono. Da lì sono risaliti alle credenziali del pannello WordPress del sito. Stando a quanto dichiarato dallo stesso imputato, una volta dentro il sistema avrebbero convertito gli altri amministratori in semplici utenti, così da concentrare tutta l’indagine su una sola persona.
FlixOlé, la piattaforma lanciata quasi in contemporanea al processo
La sentenza non dovrebbe tardare ad arrivare. Il punto centrale resta la possibilità di dimostrare che quegli introiti non fossero legati alla presenza online di Zoowoman. Senza la prova di una finalità di lucro, dell’impianto accusatorio rimarrebbe davvero poco.
Dettaglio che non è passato inosservato: quasi in contemporanea con l’avvio del procedimento legale, EGEDA ha lanciato FlixOlé, una piattaforma di streaming che offre l’accesso a un catalogo di classici della cinematografia spagnola al prezzo di 4,99 euro al mese. Un tempismo che, quantomeno, fa riflettere.