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X e contenuti illegali: Ofcom boccia gli strumenti, non i tempi

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Sui contenuti illegali su X arriva una valutazione a due facce da parte di Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni che nel Regno Unito svolge un ruolo simile a quello della nostra AGCOM. L’ente ha ricevuto il primo report trimestrale della piattaforma relativo agli impegni presi a metà maggio e il verdetto è piuttosto chiaro. L’azienda di Elon Musk ha rispettato le promesse sul fronte della velocità, ma gli strumenti usati per eliminare i post illeciti e quelli che incitano all’odio non sembrano funzionare granché. Rimuovere in fretta, insomma, non significa rimuovere bene.

Tempi rispettati ma i contenuti tornano online

Per capire il quadro bisogna tornare indietro di cinque mesi. In quell’occasione X si era impegnata a esaminare i contenuti sospetti di natura terroristica o di incitamento all’odio, segnalati attraverso lo strumento dedicato ai contenuti illegali, entro una media di 24 ore calcolata su un periodo di tre mesi. Non solo. La società aveva garantito anche la valutazione di almeno l’85% di quel materiale entro un limite massimo di 48 ore.

Il primo report trimestrale inviato a Ofcom sembra dare ragione alla piattaforma, almeno sui numeri. Confrontando i dati con le prove raccolte all’inizio dell’anno emergono alcuni miglioramenti nel tempo medio necessario per intervenire dopo una segnalazione. Le prestazioni, poi, rientrano nei tempi di risposta concordati nell’ambito degli impegni. L’autorità non si fermerà comunque alle cifre fornite dall’azienda e verificherà i dati attraverso test propri.

Il problema vero sta altrove. Ofcom fa notare che sono emersi dubbi sull’efficacia degli strumenti adottati da X per cancellare i contenuti illegali legati all’odio o al terrorismo. Gli stessi post, a quanto pare, finiscono per essere ripubblicati sulla piattaforma, vanificando di fatto il lavoro di moderazione. A questo si aggiungono riscontri contrastanti sulla tenuta nel tempo di un altro impegno assunto dalla società, cioè la collaborazione con esperti esterni.

Il capitolo Grok e la verifica dell’età

Parallelamente prosegue l’indagine aperta a gennaio sulla possibile violazione dell’Online Safety Act. Al centro della vicenda c’è la condivisione su X di deepfake sessuali generati con Grok, il chatbot sviluppato nell’orbita di Musk. L’autorità britannica ha già raccolto una grande quantità di informazioni e ora dovrà accertare se la piattaforma abbia rispettato gli obblighi di proteggere le persone nel Regno Unito dai contenuti illegali.

Nel corso degli accertamenti è venuto fuori un altro aspetto delicato. In determinate circostanze il materiale pornografico è rimasto accessibile su X anche a utenti di cui non era stata verificata la maggiore età. Dopo questa scoperta la piattaforma ha introdotto una serie di modifiche per impedire la visualizzazione di questi contenuti agli account che non hanno completato la procedura di verifica dell’età.

La società ha poi preso un’ulteriore misura che riguarda direttamente l’app di Grok. Per gli utenti con indirizzo IP del Regno Unito sono stati bloccati visualizzazione, generazione e condivisione di contenuti pornografici tramite l’applicazione. Una restrizione che però ha un limite evidente, perché per aggirarla basta collegarsi con una VPN.

Fonte: TecnoAndroid

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