La WWDC26 aperta nella serata di ieri ha portato sul tavolo molto più delle solite anteprime sui sistemi operativi e sulla nuova versione di Siri AI. Tra gli annunci più rilevanti, infatti, ci sono parecchie novità per App Store, pensate quasi tutte per dare una mano agli sviluppatori e al loro lavoro quotidiano. Cupertino prova a smussare gli angoli più spigolosi di un sistema che da tempo finisce nel mirino di mezzo mondo.
Non è un mistero che Apple sia sotto pressione da parte di vari enti regolatori, soprattutto per il presunto monopolio esercitato proprio attraverso lo store. Gli aggiornamenti presentati vanno quindi nella direzione di togliere o ridurre molte delle frizioni che hanno reso App Store il bersaglio di tante controversie. E partono dal marketing.
Strumenti nuovi per promuovere e farsi notare
La prima cosa che salta all’occhio sono i Creative Asset, ovvero immagini e video di alta qualità che compaiono nell’intestazione della pagina del prodotto e tra i risultati di ricerca. Servono a spingere offerte speciali o stagionali, mettere in evidenza i contenuti nuovi e dare visibilità al brand. Tramite App Store Connect, poi, si potrà vedere in anteprima come appariranno questi materiali, controllandoli in tema chiaro o scuro, in lingue diverse e così via, così da correggere il tiro prima della pubblicazione.
Si semplifica anche l’archiviazione, grazie alla nuova Asset Library: un posto unico dove tenere tutti i file multimediali, riutilizzarli per campagne successive ed evitare di caricare doppioni. Comodo anche il fatto di poter inviare gli asset all’approvazione tramite App Review senza dover aggiornare l’app, giocando d’anticipo sulle campagne stagionali.
Sul fronte scoperta arrivano le Personalized Collections e le App Notes, due sistemi che suggeriscono nuove app sulla base di quelle già scaricate e più usate, spiegando anche perché vengono consigliate. Queste funzioni partono già da questa settimana negli USA, per poi allargarsi ad altri Paesi, quindi se ne potrà approfittare anche prima del debutto dei nuovi sistemi operativi. Per chi sviluppa giochi, c’è poi Featuring Nominations, che permette di proporre sconti e offerte speciali attraverso il team editoriale dello store.
Abbonamenti, gruppi e revisioni più snelle
Capitolo abbonamenti, da sempre cruciale. Grazie a StoreKit 2, Apple introduce la possibilità di proporre sottoscrizioni su larga scala, valide contemporaneamente per più utenti come organizzazioni e gruppi, tramite un sistema centralizzato. La prima novità si chiama Volume purchasing e si integra con Apple Business e School Manager: chi opera in ambito Enterprise ed Education già compra app in grandi quantità, ma ora la distribuzione delle licenze diventa più lineare. C’è anche Group purchases, pensata per acquisti collettivi tra persone e professionisti fuori da quei programmi: si compra una licenza e la si condivide nel gruppo. Tutto si gestisce da App Store Connect; Volume purchasing arriverà dall’autunno, Group purchases dall’inverno.
Spazio inoltre alla collaborazione tra sviluppatori, con bundle di abbonamenti di servizi diversi raccolti in un unico pacchetto a prezzo più conveniente. Si potranno creare anche le Suites, pacchetti non acquistabili singolarmente. E poi c’è Retention Messaging, che consente di offrire sconti mirati a chi sta per disdire l’abbonamento.
Tra le novità più attese ci sono le modifiche al programma App Review, contestato da anni per lentezza e cavilli vari. Ora sarà possibile raggruppare più acquisti in‑app ed elementi correlati in un’unica richiesta unificata. Sul Mac App Store, inoltre, sparisce l’obbligo di inviare il codice per il supporto Intel: basterà quello per Apple Silicon, riducendo il numero di build da sottoporre alla revisione.