Windows 11 prova finalmente a mettere a posto uno dei suoi difetti più fastidiosi: la ricerca dei file locali, che per anni ha costretto gli utenti a una precisione quasi maniacale per trovare anche il documento più banale. Con l’aggiornamento opzionale KB5089573 Microsoft introduce una serie di modifiche che cambiano parecchio il modo di interagire con file, applicazioni e impostazioni. Le novità dovrebbero arrivare presto in uno dei prossimi Patch Tuesday, probabilmente già dal 9 giugno.
Vale la pena ricordare da dove si parte. Già ai tempi di Windows Vista l’azienda aveva portato un sistema di indicizzazione molto più raffinato rispetto al passato. Poi però, con Windows 10 prima e Windows 11 dopo, l’integrazione crescente di contenuti web, suggerimenti Bing e funzioni online ha finito per complicare un’operazione che dovrebbe restare immediata: aprire un programma, recuperare un file salvato, raggiungere una specifica impostazione. Con KB5089573 i tecnici di Redmond hanno scelto di intervenire sul comportamento più basilare della ricerca locale, senza inventarsi interfacce spettacolari o funzioni basate sull’AI. Per chi vuole attivare subito tutto, basta l’utilità ViVeTool con il comando vivetool /enable /id:58989092.
Bastano due caratteri e l’indice si comporta diversamente
La novità più curiosa riguarda la possibilità di trovare file digitando appena 2 o 3 caratteri. Microsoft la descrive come un miglioramento del componente Windows Search, che ora riesce a restituire risultati pertinenti anche con stringhe estremamente brevi. Per usarla, sempre che l’indicizzazione sia rimasta attiva, basta scrivere qualcosa nella casella di ricerca della barra delle applicazioni oppure premere Start e iniziare a digitare.
Il cambiamento agisce su come l’indice elabora i metadati dei file. Fino a oggi molte ricerche brevi davano risultati poco utili, oppure mettevano davanti componenti di sistema e applicazioni installate. Un caso classico: scrivendo XP, Windows tendeva a proporre prima XPS Viewer o altri elementi con quelle stesse lettere, ignorando bellamente documenti e immagini che invece servivano davvero.
Search by Substring, e i nomi composti tornano cercabili
L’altra modifica importante porta il nome di Search by Substring. Per anni Windows ha avuto un limite parecchio frustrante: i file con nomi tutti attaccati erano difficili da pescare se non si ricordava l’inizio esatto della stringa. Un documento chiamato ProjectStatusReport, per dire, comparten tra i risultati quasi solo digitando project, o qualcosa di molto vicino all’inizio.
Adesso il motore riesce a riconoscere anche le sottostringhe interne. Parole come status, report, relazione, giugno diventano sufficienti per recuperare documenti che contengono quei termini dentro nomi concatenati. E qui sta il punto, perché chi lavora con documentazione tecnica, report mensili o file generati da software gestionali raramente segue convenzioni pulite. Nella pratica si accumulano nomi come BackupServerMaggio2026, CustomerReportQ2Final oppure RelazioneRiunioneAprile26: ricordarsi la sequenza iniziale era diventato un piccolo incubo. Va detto che una funzione del genere sarebbe servita molto prima, visto che Spotlight di macOS e diversi launcher di terze parti per Windows offrono da anni meccanismi di ricerca ben più flessibili.
Il vero nodo resta tutto il rumore di troppo
Le migliorie tecniche, però, sistemano solo una parte del problema. Tanti utenti continuano a trovare l’interfaccia di Windows Search troppo affollata. Negli anni Microsoft ha trasformato la ricerca in una specie di vetrina per servizi esterni, contenuti Bing, suggerimenti promozionali, quiz giornalieri e funzioni AI. L’idea era forse spingere l’interazione con i servizi Microsoft, ma per buona parte dell’utenza desktop l’effetto è stato il contrario.
Chi apre la ricerca, in genere, vuole fare una cosa semplice: avviare un’app, aprire un file, cambiare un’impostazione, fare un calcolo veloce. Ogni elemento in più rallenta e aggiunge confusione visiva. Diversi pannelli mostrati nella ricerca, tra l’altro, non sono nemmeno componenti nativi: caricano contenuti dal web tramite servizi legati a Bing e a Microsoft Edge WebView2, con più consumo di memoria e dipendenze esterne in una funzione che dovrebbe restare leggera. Microsoft ha già confermato che ripulirà la ricerca di Windows 11 dai risultati inutili, pur senza disattivare del tutto l’integrazione con Bing. Per togliere anche gli elementi superflui è comunque possibile applicare alcune semplici modifiche al registro di sistema.