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La Wikimedia Foundation, l’organizzazione che gestisce Wikipedia, ha reso noto di aver scoperto attività non autorizzate sui propri sistemi informatici e le ha attribuite a software basati su agenti di intelligenza artificiale sviluppati da OpenAI. Non si parla di un furto di informazioni ma di una serie di comportamenti anomali che hanno costretto i tecnici della fondazione a un lavoro supplementare tutt’altro che banale. Il caso riaccende il dibattito su quanto gli strumenti automatici stiano cambiando il modo in cui si accede ai grandi archivi aperti del web.
Cosa hanno fatto gli agenti sui sistemi di Wikipedia
A spiegare la vicenda è stata Selena Deckelmann, manager della fondazione, che ha descritto con una certa precisione le azioni registrate. Tra queste figurano modifiche non concordate di alcune pagine di prova, cioè spazi pensati per i test e non per la consultazione pubblica. Poi ci sono stati tentativi di sfruttare strumenti interni dell’organizzazione, tentativi che però non sono andati a buon fine. Il terzo elemento è forse il più curioso: un volume anomalo di interrogazioni automatizzate che la fondazione ritiene compatibile con le conseguenze di un disservizio avvenuto lo scorso maggio.
Non è finita qui. La Wikimedia Foundation ha segnalato anche tentativi di aggirare Etherpad, lo strumento collaborativo utilizzato dall’organizzazione, oltre a milioni di richieste di dati che avrebbero messo sotto pressione le sue infrastrutture. Un carico enorme per un ente che vive di donazioni e che deve garantire l’accesso libero a una delle enciclopedie più consultate al mondo.
Nessun dato compromesso ma la preoccupazione resta alta
Sul fronte della sicurezza vera e propria il quadro è meno allarmante di quanto si potrebbe pensare. Deckelmann ha chiarito che le indagini interne non hanno evidenziato alcuna compromissione dei dati. Allo stesso modo non sono emerse prove che questi agenti abbiano usato i sistemi dell’organizzazione per coordinarsi tra loro, un’ipotesi che avrebbe reso la faccenda decisamente più seria.
Questo però non basta a tranquillizzare la fondazione. L’ente ha espresso preoccupazione per lo sforzo tecnico necessario a individuare e arginare queste intrusioni, un impegno che sottrae tempo e risorse ad altre attività. E c’è un tema più ampio che va oltre il singolo episodio, ovvero l’impatto complessivo delle tecnologie generative sull’ecosistema del web aperto, quello fatto di contenuti liberamente accessibili e condivisi.
“L’aumento del traffico di bot e dell’attività degli agenti sta avendo un impatto reale sui progetti di Wikimedia” ha dichiarato la manager. Parole che fotografano una situazione già nota agli addetti ai lavori ma che ora trova una conferma concreta in un caso specifico che coinvolge uno dei nomi più noti dell’intelligenza artificiale.
I numeri del traffico generato dai bot
Per capire la portata del problema bastano alcuni dati diffusi in passato dalla stessa organizzazione. Nel 2025 la fondazione aveva segnalato che l’utilizzo di banda larga era cresciuto del 50% proprio a causa dell’impennata dell’attività dei bot sui suoi siti. Si tratta di software automatizzati che setacciano il web alla ricerca di informazioni e che, a differenza dei lettori in carne e ossa, possono inviare richieste a ritmi impossibili per qualsiasi essere umano.
Il dato più significativo riguarda però le risorse consumate. Il 65% del traffico più pesante sui progetti di Wikipedia arrivava infatti dai bot e non dagli utenti. In pratica la parte più onerosa del lavoro richiesto ai server dell’enciclopedia veniva generata da programmi automatici, un carico che si somma ora alle attività attribuite agli agenti di OpenAI e alle milioni di richieste che hanno messo alla prova le infrastrutture della Wikimedia Foundation.
Fonte: TecnoAndroid








