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Whisky nello spazio: fino a cinque anni in orbita su un CubeSat

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Mandare il whisky nello spazio può sembrare a prima vista il capriccio costoso di qualche intenditore con troppa fantasia. Dietro però c’è un progetto serio chiamato Space Puffin, sviluppato dall’Università di Glasgow insieme al Kyushu Institute of Technology, e la domanda che lo muove va ben oltre il bicchiere. I ricercatori vogliono capire se l’ambiente orbitale possa essere sfruttato per modificare o addirittura accelerare processi chimici che sulla Terra richiedono anni. Il whisky, in questo senso, diventa un banco di prova perfetto perché il suo invecchiamento è proprio uno di quei processi lenti che chiunque conosca il settore sa quanto possano pesare in termini di tempo.

Il dubbio era evidentemente troppo stuzzicante per lasciarlo lì, così si è passati dalle parole ai fatti e l’intera operazione è stata organizzata nei dettagli. Secondo quanto previsto la missione dovrebbe partire nel 2028, quindi tra un paio d’anni rispetto a oggi. Non si parla di una grande stazione orbitante né di un veicolo enorme ma di qualcosa di molto più contenuto e pratico.

Un piccolo satellite per un esperimento ambizioso

Per trasportare i campioni verrà utilizzato un CubeSat, cioè un piccolo satellite costruito con moduli standardizzati. Si tratta di una piattaforma spaziale compatta, pensata proprio per missioni di questo tipo dove non servono strutture imponenti ma un ambiente controllato in cui far lavorare il tempo e le condizioni dell’orbita. La scelta ha una sua logica abbastanza chiara: un sistema modulare e ridotto nelle dimensioni rende più semplice gestire un esperimento che deve restare in quota molto a lungo.

A bordo saranno caricati campioni legati alla produzione del whisky e qui arriva il dato che rende il progetto davvero particolare. Il materiale infatti è destinato a rimanere nello spazio fino a cinque anni. Un periodo lungo che permetterà di osservare con calma come reagisce il distillato a condizioni che sulla Terra semplicemente non esistono. L’obiettivo resta sempre lo stesso, ovvero verificare se l’orbita sia in grado di intervenire su quelle trasformazioni chimiche che normalmente avvengono con estrema lentezza.

Sbalzi termici continui al posto della quiete dei magazzini

Chi ha un minimo di familiarità con il mondo del whisky sa che il riposo del distillato avviene di solito nelle cosiddette warehouse, magazzini tranquilli dove le botti restano per anni in un ambiente stabile. Nello spazio la situazione sarà completamente diversa. La pregiata distillazione dovrà fare i conti con variazioni ambientali del tutto inedite, ben lontane dalla calma a cui è abituata quaggiù.

Il motivo è legato al modo stesso in cui un satellite si muove attorno al pianeta. Un oggetto in orbita terrestre passa di continuo dalla luce del Sole all’ombra della Terra e questo alternarsi comporta escursioni termiche molto rapide. Il tutto avviene durante orbite che durano circa 90 minuti, il che significa che i campioni attraverseranno questi cambiamenti di temperatura più e più volte nell’arco di una sola giornata. Moltiplicando questo ciclo per cinque anni di permanenza si capisce bene perché il whisky nello spazio rappresenti un esperimento senza precedenti, capace di sottoporre il distillato a uno stress termico che nessun magazzino terrestre potrebbe mai riprodurre.

È proprio su questo continuo passaggio tra caldo e freddo che si concentra l’interesse dei ricercatori di Space Puffin. L’ambiente orbitale offre condizioni impossibili da ottenere in una cantina o in un deposito tradizionale e la missione prevista per il 2028 servirà a capire in che misura questi sbalzi possano incidere sui processi chimici legati all’invecchiamento dei campioni portati a bordo del CubeSat.

Fonte: TecnoAndroid

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