Un vulcano sottomarino sta dando spettacolo nel bel mezzo dell’oceano Pacifico, e la cosa incredibile è che gli scienziati non riescono a individuare con precisione quale struttura stia eruttando. I satelliti della NASA hanno catturato immagini piuttosto impressionanti: colonne di cenere che si innalzano per chilometri sopra la superficie dell’acqua e enormi chiazze di pomice galleggiante che si espandono a vista d’occhio. Eppure, nonostante tutta questa tecnologia puntata dall’alto, quello che succede sul fondale resta avvolto in una sorta di paradosso frustrante.
Il punto è semplice, anche se scomodo da ammettere: di quella porzione di oceano non esiste una mappa ad alta risoluzione. Questo significa che l’unica certezza, al momento, è la localizzazione generica del fenomeno. Il vulcano sottomarino si trova nel Mar di Bismarck, al largo della Papua Nuova Guinea, ma oltre a questo le informazioni precise scarseggiano parecchio. I dati termici raccolti dai satelliti mostrano una quantità notevole di materiale caldo molto vicino alla superficie, il che fa pensare che la bocca del vulcano sia decisamente meno profonda rispetto a quanto indicavano le vecchie rilevazioni, che parlavano di centinaia di metri di profondità. Qualcosa, evidentemente, è cambiato nel tempo oppure quelle misurazioni non erano poi così accurate.
La Cresta Titan e i precedenti storici nella zona
Gli esperti che stanno studiando il fenomeno ritengono che l’attività vulcanica si stia concentrando lungo la Cresta Titan, un’area che si trova a circa 16 chilometri da un punto già interessato da un’eruzione sottomarina nel 1972. Quell’episodio durò appena quattro giorni. Ma c’è un precedente ancora più significativo: nel 1957, un evento analogo nella stessa regione andò avanti per quasi quattro anni. La differenza tra i due casi è enorme e rende praticamente impossibile fare previsioni su quanto potrà durare l’attuale emissione di magma.
Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione così delicata. Il vulcano sottomarino nel Mar di Bismarck sta producendo effetti visibili persino dallo spazio, con le colonne di cenere e la pomice che continuano a espandersi, ma senza una mappatura dettagliata del fondale gli scienziati si ritrovano in una posizione scomoda. Sanno che sta accadendo qualcosa di molto significativo, vedono le conseguenze in superficie, analizzano i dati termici, eppure non possono dire con certezza quale struttura geologica stia generando tutto questo.
Un fondale ancora in gran parte sconosciuto
La vicenda mette in evidenza un fatto che spesso viene sottovalutato: una porzione enorme dei fondali oceanici del pianeta resta praticamente inesplorata. Le tecnologie satellitari permettono di osservare dall’alto con una precisione straordinaria, ma quando si tratta di guardare sotto la superficie dell’acqua le lacune sono ancora enormi. Il vulcano sottomarino che sta eruttando nel Pacifico ne è la dimostrazione più concreta. Le vecchie rilevazioni della zona si sono rivelate insufficienti, e senza nuove campagne di mappatura ad alta risoluzione il mistero su quale sia esattamente la struttura responsabile dell’eruzione potrebbe restare irrisolto ancora a lungo. Per ora i satelliti della NASA continuano a monitorare la situazione, registrando l’evoluzione delle colonne di cenere e delle chiazze di pomice che galleggiano sulla superficie del Mar di Bismarck.