Vivere vicino al mare potrebbe regalare qualcosa in più di belle giornate al sole e aria salmastra. Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha messo nero su bianco un dato che molti sospettavano da tempo. Chi abita lungo le coste tende a vivere più a lungo. Non si parla di sensazioni o di luoghi comuni sulla vita rilassata da spiaggia, ma di numeri concreti, raccolti analizzando decine di migliaia di aree.
Il punto di partenza è ormai noto agli studiosi. Stare a contatto con la natura fa bene, e non solo perché ci si allontana dallo smog cittadino. Gli spazi verdi migliorano il benessere psicologico e spingono spesso verso uno stile di vita più attivo. Quello che si sta scoprendo adesso è che qualcosa di simile vale anche quando, al posto del bosco, c’è l’oceano.
Vivere vivono al mare: cosa dice davvero lo studio sulla longevità costiera
I ricercatori hanno passato al setaccio 66.263 aree censuarie negli Stati Uniti, incrociando l’aspettativa di vita con la vicinanza a corsi e specchi d’acqua, ma anche con fattori socioeconomici e demografici per tenere sotto controllo i risultati. È emersa una correlazione netta tra il risiedere in zone costiere e una maggiore longevità. Il beneficio si concentra in una fascia di circa 50 chilometri dal mare: chi vive lì tende a superare l’aspettativa media, che si attesta sui 79 anni.
La cifra, secondo Jianyong “Jamie” Wu, uno dei membri del gruppo di lavoro, è di un anno in più o anche oltre per i residenti costieri. Curiosamente, però, la storia cambia spostandosi verso l’interno. Le persone che abitano vicino a grandi specchi d’acqua interni, laghi o fiumi di una certa dimensione, intorno ai 10 chilometri quadrati di superficie, mostravano un’aspettativa di vita più corta, attorno ai 78 anni, soprattutto nelle aree più urbane.
Il mare allunga la vita o è solo una questione di soldi?
Qui le cose si fanno interessanti. Perché vivere sulla costa allunga la vita mentre stare accanto alle acque interne sembra avere l’effetto opposto? Il team ha individuato diversi fattori che potrebbero pesare sulla bilancia: temperature più miti, aria di qualità migliore, più occasioni per fare attività all’aperto, trasporti più efficienti, minore vulnerabilità alla siccità. E poi c’è il reddito.
Yanni Cao, coautrice dello studio, ha indicato i veri responsabili di queste differenze: inquinamento, povertà, scarse possibilità di muoversi e fare movimento, e un maggior rischio di alluvioni nelle zone interne. Una combinazione che spiegherebbe perché la vicinanza all’oceano si associ a una vita più lunga rispetto a quella vicino alle acque interne.
C’è però un avvertimento da non dimenticare. Una correlazione non significa automaticamente che esista un rapporto di causa ed effetto, né diretto né indiretto. Prendiamo proprio il reddito. Le zone costiere sono in genere più costose, quindi attirano persone con disponibilità economiche maggiori, e sappiamo che il reddito incide sulla aspettativa di vita. Ma c’è anche un’altra strada possibile: le aree sul mare generano più ricchezza perché offrono più opportunità di lavoro, e di nuovo è il reddito a fare la differenza sulla longevità.
In entrambi i casi il fattore che media il risultato è lo stesso, ma il legame causale prende forme diverse. Una sfumatura che cambia parecchio quando si prova a capire se sia davvero il mare a regalare quegli anni in più, oppure tutto ciò che gli ruota intorno. Lo studio statunitense è stato pubblicato sulla rivista Environmental Research.