Parlare di geotermia oggi significa guardare a una delle fonti di energia rinnovabile più sottovalutate in assoluto. Eppure qualcosa si sta muovendo, e nella direzione giusta. Diversi progetti stanno prendendo forma, e tra questi spicca quello legato alla cosiddetta geotermia supercalda, un filone di ricerca che punta a sfruttare il calore più profondo del nostro pianeta per produrre elettricità in quantità che, almeno stando ai numeri, lasciano davvero a bocca aperta.
Il punto di forza della geotermia rispetto ad altre fonti rinnovabili è uno e molto semplice: la costanza. L’eolico dipende dal vento e il solare dal sole. Per quanto siano fondamentali, nessuna delle due può garantire una produzione continua e prevedibile al 100%. Il calore della Terra, invece, è sempre lì. Non si spegne, non va in pausa, non risente delle condizioni meteorologiche. Proprio per questo la geotermia potrebbe diventare la colonna portante di una vera autonomia energetica su scala globale.
Un progetto ambizioso già finanziato con 700.000 dollari
Il progetto di ricerca sulla geotermia supercalda ha già ottenuto un finanziamento di circa 700.000 dollari, e il suo obiettivo è tanto chiaro quanto complesso: capire se le nostre tecnologie attuali sono in grado di resistere alle condizioni estreme che si incontrano scendendo in profondità nel sottosuolo. Perché il problema è proprio questo. Più si scende, più aumentano la pressione e le temperature. A certi livelli, i materiali oggi disponibili non reggono, e la geotermia tradizionale diventa semplicemente impraticabile.
Ecco perché servono studi come questo, che funzionano un po’ da punto di partenza. Una base comune per stabilire quali materiali potrebbero funzionare, quale livello di resistenza termica è oggi raggiungibile, e quanto margine di miglioramento ci sia. Non è roba da poco, e nemmeno roba da dare per scontata. Ma il potenziale è enorme.
I numeri parlano chiaro: una risorsa che nessuno sfrutta davvero
Secondo le stime dei ricercatori, al momento non si sta facendo praticamente nulla per utilizzare questa risorsa. E i numeri fanno riflettere. Basterebbe sfruttare appena l’1% delle risorse di roccia supercalda presenti nel pianeta per generare fino a 63 terawatt di potenza. Per dare un’idea concreta: si tratta di oltre otto volte l’intera produzione elettrica globale attuale. Otto volte. Con l’1%.
Ovviamente, passare dalla teoria alla pratica è tutta un’altra storia. Le sfide tecniche sono reali e non trascurabili. La compressione a quelle profondità è mostruosa, e le temperature raggiungono livelli che mettono a dura prova qualsiasi materiale conosciuto. Ma il fatto che si stia investendo concretamente nella ricerca sulla geotermia supercalda è già un segnale importante.