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TSMC tratta con Musk su Terafab, ma la fabbrica deve gestirla lei

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TSMC sta valutando di allargare la propria capacità produttiva negli Stati Uniti oltre i confini dell’Arizona, e il Texas è una delle opzioni concrete sul tavolo. Lo ha confermato giovedì C.C. Wei, amministratore delegato e presidente del più grande produttore di chip conto terzi al mondo, che ha anche ammesso l’esistenza di trattative con Elon Musk per l’utilizzo di Terafab. La condizione posta è però molto chiara: se l’azienda taiwanese entra nel progetto, lo stabilimento deve gestirlo lei. Il che, tra le altre cose, esclude in automatico hamburger e sigari dentro la camera bianca.

Le parole di Wei sono arrivate durante la conference call sui risultati trimestrali con analisti e investitori. “Abbiamo ampliato le nostre valutazioni guardando anche fuori dall’Arizona, per capire se ci sia un’altra occasione per espandere la nostra capacità produttiva” ha spiegato il manager. “Il Texas è una delle opzioni. Abbiamo mandato lì i nostri team per fare tutte le verifiche necessarie. Abbiamo anche parlato con uno dei nostri clienti che sta cercando di costruire una fabbrica, Terafab, per essere più precisi.”

Chi comanda dentro la fabbrica di Elon Musk

Che il colosso dei semiconduttori e Terafab stessero dialogando sull’uso condiviso del gigantesco impianto era emerso già nei giorni scorsi. Musk aveva confermato i contatti, mentre da Taiwan non era arrivato alcun commento ufficiale. Ora il silenzio si è rotto. “Stiamo discutendo con loro per capire se possiamo utilizzare anche quella capacità” ha aggiunto Wei. “Siamo ancora in fase di trattativa. Se arriveremo a una conclusione concreta, la comunicheremo.”

La notizia aveva subito alimentato l’ipotesi che le due parti potessero adottare lo schema già usato da TSMC per ESMC e JASM, dove il gruppo gestisce fabbriche in comproprietà con altri investitori. Musk però aveva frenato, precisando che l’impianto sarebbe rimasto sotto la guida di Terafab e che il partner taiwanese avrebbe potuto al massimo prendere in subaffitto una parte della camera bianca. Wei ha risposto in modo altrettanto netto. Alla domanda se l’azienda stesse rinunciando al progetto ha detto: “Siamo ancora in discussione, mettiamola così. In un modo o nell’altro sarà possibile, ma la fabbrica deve essere gestita da TSMC.”

Il punto, adesso, è trovare una formula che vada bene a entrambi. Musk vuole mantenere il controllo del complesso, il chipmaker pretende di gestire qualsiasi impianto in cui lavora. Un possibile compromesso prevedrebbe che Terafab resti proprietaria della struttura e ne conceda in locazione una porzione al gruppo taiwanese, libero di far funzionare in autonomia le proprie linee. Così Musk conserverebbe la proprietà dell’intero sito e il partner avrebbe il pieno controllo di alcune linee produttive. La faccenda si complicherebbe parecchio, forse fino a diventare impraticabile, se Terafab scegliesse di usare nello stesso stabilimento il processo Intel 14A. Per il momento comunque nessun accordo è stato raggiunto.

Conti da record grazie all’intelligenza artificiale

Sul fronte finanziario il quadro è decisamente brillante. Nel terzo trimestre del 2026 TSMC ha registrato ricavi per circa 40 miliardi di euro, in crescita del 41,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 16,2% sul trimestre precedente. L’utile netto ha raggiunto circa 20,5 miliardi di euro, con un balzo del 68,7% su base annua, spinto dalla domanda elevatissima di chip destinati alle infrastrutture di intelligenza artificiale.

Il margine lordo si è attestato al 66,4%. Un valore inferiore a quello dichiarato dai produttori di memorie DRAM, ma comunque un record storico per la fonderia. Le previsioni per il quarto trimestre del 2026 indicano ricavi compresi tra circa 45 e 47 miliardi di euro, pari a una crescita sequenziale di circa il 14% nel punto medio della forbice. Per lo stesso periodo l’azienda stima un margine lordo tra il 65% e il 67%, in aumento sia rispetto al trimestre precedente sia su base annua.

Fonte: TecnoAndroid

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