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Un editoriale pubblicato dal quotidiano taiwanese Liberty Times invita TSMC a tenersi alla larga da Elon Musk e dal suo progetto Terafab, l’iniziativa con cui l’imprenditore punta a produrre chip su una scala mai vista prima. Il pezzo d’opinione è arrivato pochi giorni dopo che lo stesso Musk aveva confermato l’esistenza di trattative per una collaborazione con il colosso dei semiconduttori. Sui dettagli, però, nessuna indiscrezione.
Nel frattempo le voci si sono moltiplicate. C’era chi sosteneva che l’azienda taiwanese avrebbe finito per possedere e gestire direttamente la fabbrica, un’ipotesi che Musk ha respinto senza troppi giri di parole. Al massimo, ha spiegato, il gruppo asiatico potrebbe prendere in subaffitto una porzione dell’impianto destinato alla produzione di chip.
Cosa c’è dietro il progetto Terafab
Per capire perché la questione sia così delicata bisogna guardare alle ambizioni del fondatore di SpaceX. Terafab è il tassello centrale dei suoi piani su data center, robotica e non solo, con l’obiettivo di generare ogni anno un terawatt di capacità di calcolo. Una cifra enorme, che secondo l’imprenditore rende indispensabile costruire nuovi stabilimenti, visto che la capacità produttiva complessiva disponibile sulla Terra non basterebbe a coprire il suo fabbisogno. Anche Intel ha già stretto un accordo con lui per portare avanti l’iniziativa.
Musk ha comunque assicurato che Tesla continuerà a essere cliente di TSMC, anche mentre prova a mettere in piedi impianti propri. Dopo aver ammesso che i colloqui erano in corso, ha poi escluso che la società taiwanese possa entrare con una quota nella fab o occuparsi della sua gestione quotidiana.
Le accuse dell’editoriale e il rischio per i clienti di TSMC
Il testo apparso su Liberty Times non usa mezzi termini e parte da un’affermazione piuttosto netta. Gli interessi di Musk sarebbero più allineati con la Cina, per via della presenza molto consistente di Tesla nel Paese. Poco dopo l’autore ricorre a un’immagine curiosa e paragona l’imprenditore a un allevatore che ha cresciuto le sue mucche ma adesso fatica a ricavarne il latte.
Secondo l’editorialista, l’interesse per Terafab nasce semplicemente dal fatto che Musk non è riuscito ad assicurarsi abbastanza capacità da TSMC. Un punto che il numero uno di Tesla non ha mai negato. Anzi, si è spinto fino a dire apertamente a C. C. Wei, amministratore delegato del produttore taiwanese, che proprio la capacità limitata dell’azienda era all’origine del piano.
C’è poi il nodo dei rapporti commerciali. Collaborare con Musk, avverte il pezzo, significherebbe per TSMC entrare in competizione con i propri clienti e rischiare di irritare nomi pesanti come NVIDIA e AMD. Un’intesa del genere garantirebbe al proprietario di Tesla una fetta di produzione aggiuntiva, mentre gli altri partner sarebbero costretti a restare in fila in attesa della loro quota.
Sul fronte finanziario l’editoriale sostiene che dividendi e ammortamenti di TSMC crescerebbero in modo significativo in caso di cooperazione con Musk. E se l’economia dovesse invertire la rotta, l’azienda si ritroverebbe con una capacità produttiva in eccesso.
Fonte: TecnoAndroid








